Lettera: Finale Ligure, 9 Novembre 2008

 

caro *,

non ti incupire: condivido anch’io le tue apprensioni, il comune strappo dalle cose care. Minore assiduità scrivendoci non dà retorica al dolore. Capita, lottando contro il burocratico sistema e avverso ai suoi castighi, unzioni ed altri sacramenti, di dovere escogitar diavolerie, di usare persuasione più che intelligenza e buttare in questo via le ore, arginare il male che ci tocca.
È servile decadenza cui non cedo l’arma, il pensiero o la parola, anzi contro cui cospiro, di sguincio e di sberleffo, contro cui pronuncio ogni parola per lasciare il segno, vado al passo storto, e la briglia mordo, il freno tiro come il mulo non ammaestrato.
Ci si dovrebbe accontentare troppo ancora per scordarsi ora quello che c’è in testa. C’è chi dice intorno a me di non desiderare altro: pare sia per tormentarsi meno. Noi due insistiamo, invece, in quello che per altri è uno sgradevole destino! Insistiamo, sino a dove porti farlo, o varrà più nulla darsi pena ancora di pensare, tesi allora a regger l’urto di una ruga, un capello bianco, di una briciola caduta al becco di un colombo in volo.

Stringendoti forte la mano
Federico

 

4 comments

  1. Pasolini è un uomo che manca non solo alla letteratura, ma alla società soprattutto. Un’anima critica forte e al tempo stesso sensibile, con tutte le fragilità interiori che la sensibilità porta con sé. Il fatto che non se ne parli spesso e che, altrettanto spesso, chi si fa scudo del suo nome ne abbia un tornaconto “culturale”, mostra che ci siamo rassegnati al peggio. Dunque, parli solo chi è fotogenico.

  2. Sono parole scritte a un amico, perché non rinunci alla comune lotta, alla resistenza contro il pensiero unico. Si riesce a stare saldi solo scavando con le proprie radici. Il resto è polvere, polvere sulla pietra, con buona pace di tutti.
    Federico

  3. davvero bella. comprendo la lotta interiore per non cedere alla decadenza del tempo, quel mordere la briglia … tutto intorno sembra accontentarsi, è vero, crudamente vero.

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