Lettera: Finale Ligure, 21 Settembre 2008

 

caro*,

ti ringrazio per l’affettuosa riconoscenza che mostri ogni volta per quel poco davvero che ho fatto io per la causa della tua scrittura, quando ho potuto. E sai tu stesso che ne ho appena riconosciuto i meriti, senza ingannare, senza aggiungere altro.
Nella mia piccola città si è fatto autunno e gli occhi iniziano a perlustrare piazze e vie di notte, carichi di vento, come ai tempi belli in cui dipingevo nello studio. Ho iniziato a far qualcosa, di nuovo, ma è tutto solo ancora un esercizio di memoria, che riscatta un po’ le dita in attesa d’altre prove più compiute.
Purtroppo non ci incontreremo al Castello di Belgioioso: sarò in quei giorni impegnato a Santa Margherita e Portofino, dove andrò per un progetto nuovo, siglato, ora misteriosamente, e’lis.
So che vorresti già saperne di più, ma questa volta, data la notizia, terrò con tutti il segreto sino a quando sarà in stampa. A proposito, proprio oggi mi è arrivata la prima copia impaginata del libretto su Nika Turbina, di cui ti avevo detto. Per il titolo si è alla fine deciso di spezzare su due righe il primo verso della prima poesia, che pare il più efficace nel riassumere ciò che tutta la raccolta ispira. Si tratta ora di attendere con fiducia l’approvazione conclusiva dei familiari, ai quali spedirò, fra le altre cose, non solo l’impaginato e la nota critica tradotta in inglese, ma un cd audio contenente tutti i testi letti, registrati alcuni giorni fa nei boschi. Penso sia giusto che, al di là dell’aspetto formale di certi contenuti, possano rendersi conto di come suonano quei versi in traduzione, in una lingua tanto lontana dal russo. Spero di aver fatto un lavoro degno di Nika, visto che penso di aver pagato anche qualcosa sul piano personale per portarlo a termine. Va da sé che ti spedirò, tra i primi, una copia fresca di stampa.
Terrò presenti le indicazioni che mi hai dato sugli stralci da La morte e la parola amore. Ma la traccia è quella e l’idea mi pare proprio in questo forte. Vorrei non cedere nuovamente il fianco alla poesia, via via che scrivo. Il rischio è sempre quello di rassicurare con bellezza una verità dura. Questa volta, invece, devo tenere le cose come sono e come sono andate, serrare le labbra per non lasciar sfuggire intonazioni luminose e belle dove sono state spine e lame e il mondo in pezzi. Riuscirò? Dopo questo tentativo si saprà almeno se sono fatto per la prosa.

Un sincero abbraccio a te e a tutta la famiglia.
Federico

 

 

2 comments

  1. Al Castello di Belgioioso c’è stata una bella rassegna sulla piccola editoria. Sarei andata. Altre cose me lo hanno impedito. Un gruppetto agguerrito di conoscenti ed amici aveva intenzione di recarsi a conforto ( ma anche per sostenere l’iniziativa ed imparare a muoversi nel contesto :-) Al momento non ho ancora avuto occasione di vederne qualcuno…

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