Lettera: Finale Ligure, 9 Maggio 2008

 

caro *,

quanto alla vicenda della tua lettera di presentazione rigettata a quel modo dalla rivista, confesso, forse un po’ ingenuamente, che mi aspettavo un esito simile, non per sfiducia nelle tue argomentazioni, ma per aver cercato subito un interlocutore con troppa franchezza. Anche ai tavoli di un bar, del resto, si rischia lo stesso con una donna, semplicemente alzandosi dallo sgabello e avvicinandola con gentilezza, se prima non si è fatta conoscenza con lo sguardo, non la si è giustamente interrogata sulle sue intenzioni. La cosa altrimenti sembrerebbe già troppo seria per essere accettabile.
Rimane semmai il rammarico di non poter rimediare nulla ancora – o poco – solo con il proprio puro entusiasmo, in questo caso come in altri.
Chi scrive quelle interviste, invece, non dà molto conto a chi legge e spesso costruisce solo quella parte che gli spetta in quanto personaggio, nella quale si contorce poi istintivamente, scegliendo gli interlocutori e le domande, preparando i sorrisi e le risposte. Tutto si riduce a un po’ di rumore in più, con troppe pretese – date e subite aggressioni anche i discorsi a volte.
Come sono invece rari a questo mondo gli incontri! Forse ci si occupa troppo della propria solitudine per questo.
Non voglio neppure rincuorarti come si dovrebbe secondo circostanza: non si deve cedere tra noi a quegli automatismi che ci siamo imposti di evitare, per trovare una salvezza in rapporti autentici.
Le tue impressioni di lettura su L’opera racchiusa mi danno fiducia, perché insistono particolarmente sull’immagine di fissità oltre lo scorrere di un fiume e in questa immagine ritorno a quello che notò nei versi * già l’estate scorsa.
Dunque, qualcosa resta davvero “scritto” a parole.
Può sembrare sorprendente questa affermazione, ma nell’imprimere identità – la propria – o nel lasciare le parole attraversarla, ci si chiude poco a poco al senso ed apre al canto, alla sua figura, felicissimi per una lingua ritrovata imponderabile. Se poi letture diverse concordano su uno stesso punto inequivocabilmente, vuole dire che ci sono state cose tanto fini o non sapute sino in fondo, perché in calcolati movimenti si potesse trasformarle in altro o trattenerle prima.
Queste circostanze, e altre che potrebbero sembrare anche più marginali, mi restituiscono invece la possibilità di scrivere ancora, quand’anche la necessità non sia mai stata incerta.
Aspetto tue notizie, presto, e di sapere se andrai a Parma almeno quest’anno.

Un caro abbraccio.
Federico

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s