Lettera: Finale Ligure, 7 Maggio 2008

 

caro *,

il punto non è avere o non avere “un corpo”, il punto è essere quel “corpo”. Poi, ci sono “fisicità volatili” altrettanto intense, non eterne, ma meravigliose almeno, fenomeni che danno corpo al tempo e al pensiero. Ciò che li rende aridi semmai non è in sé quella natura troppo astratta, ma come vi si giunge, per tentativi o modificazioni, per via di automatismi in traduzione. Nulla – sembra – di quel che è noto può nascere in origine in quella forma, ma vi deve essere per forza ritradotto: una stirpe colorata di fotoni, gli intervalli lunghi o brevi non secondo la pronuncia, incantati dall’arcobaleno della voce senza canto, solo “zero ed uno”. Una cosa non più “letta” e mai “ascoltata” prima, come in una lingua morta o sconosciuta: si può immaginare che sia esistita già da qualche parte o che sopravviva.
Trovo un’alta vocazione nelle viscere al silicio dentro un processore, nella sua trasparenza elettrica, ermetica, dove elabora algoritmi senza volontà, in un ciclo teso, sotto un cielo carico di stelle, nella tenda di un pastore nomade dell’Asia – come un corpo elabora al secondo i suoi processi senza alcun controllo. A volte penso che potrebbe destinarsi a questo anche il domani della civiltà: tra i frantumi, le macerie organiche del mondo, sopravviverebbe spento solamente un server, nell’identità stampata e circoscritta delle sue sinapsi – questa immagine riporta, non so come, alla mente il maggio del ’45 in tutta Europa. Al ripristino, dalle fibre cariche di luce sgorgherebbe un’onda, un codice irradiato a mente fredda, come l’acqua in corso da una pietra rotta sopra il sonno.
Perché sia davvero l’ultima, la fine deve prima liquidare la memoria, né restare scritto in qualche modo cosa termina.
Le figure d’erba divorata al vento e le sue radici che si afferrano alla strada, tra i vapori gialli del tramonto: vedi, sempre alla bellezza piace mettere alla morte un volto.

Federico

 

2 comments

  1. Questo è appena uno stralcio di lettera: sto in effetti elaborando qualche idea intorno ai temi qui sfiorati, ma ci vorrà tempo per giungere oltre la riflessione, a qualcosa di veramente nuovo, perché il rischio di cadere in varianti più o meno esplorate della scrittura automatica è grande e, purtroppo, l’evoluzione del calcolatore non ha la stessa portata della sua invenzione…
    F.

  2. Interessante. Secondo me, se non lo stai già facendo, c’è da lavorare e snocciolare ulteriorlmente su questi concetti, anche se mi spaventano, forse ho visto troppe volte matrix. Quando tutto è possibile, all’uomo come migliore carta rimane la sopravvivenza a sé stesso. Mondo di troppi fragili equilibri

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