Lettera: Finale Ligure, 30 Aprile 2008

 

cara *,

questo vezzeggiativo tutto sussurrante, che mette sull’avviso di un amore si addice ai versi, in quel tono carico di affetto e civetteria, che rifà la donna un po’ bambina. Meglio ancora se pensi che l’originale, non contiene parola composta, bensì la radice addolcita dalla desinenza, per cui «dumm-chen» – «sciocchino» meglio che «piccolo sciocco».
È una mia chiara scelta stilistica, altri renderebbero la forma in modi meno colloquiali o infantili forse: a me questa pare invece sia l’intonazione originale del testo.
Anche nelle sequenze di Arp – le ultime soprattutto, che consistono di una quindicina di testi – troverai combinazioni piuttosto libere, di una libertà che sentivo allora fresca ed istintiva. Traducendo, mi pareva che la lingua si sciogliesse meglio declinandosi da sé, entro linee un po’ diverse dallo schema originale, fatto salvo il senso. Se poi si dovesse anche trovare che si tratta di “scritture” o varianti e non vere e proprie traduzioni, spero almeno si conservi una bellezza delle cose e con dignità.
Per i miei nuovi versi in tedesco, invece, dovrai aspettare: sono scritti, ma, ogni volta che torno a leggerli, sento di dovere aggiungere qualcosa o levare di nuovo.
Attendo senza fretta che finisca di vibrare ogni parola dentro il testo, che mi si consegni in una forma quieta e forte, salda, mentre la colpiscono le labbra. Ci vorrà forse del tempo.

Un caro saluto e a risentirti presto.
Federico

 

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