Lettura di una poetessa sovietica, star a 12 anni

Nika Turbina and her mother

 

Riporto qui di seguito la traduzione che ho fatto di un articolo del New York Times (HERE), nel quale mi sono imbattuto domenica scorsa mentre cercavo alcune indicazioni sulla biografia di Nika Turbina. Mi ha fatto un certo effetto finire su quella pagina, trovare tutto come si trattasse di oggi, come se Nika fosse ancora viva. Soprattutto ho avuto una strana sensazione confrontando la data dell’articolo (12 Novembre 1987) con quella della dedica sulla copia di First Draft che ho qui accanto a me (9 Novembre 1987). Tempi e luoghi sono gli stessi. Di fronte a queste cose, chi può limitarsi a credere che sia tutto solo una testimonianza lasciata a chi verrà dopo?

 

 

New York Times, 12 Novembre 1987
di Eleanor Blau

 

A soli 4 anni, una notte, guardando fuori dalla sua casa a Yalta, Nika Turbina stupì la madre intonando improvvisamente: «Rossa luna, rossa luna, guardami alla finestra attraverso il buio. Nera è la stanza. Anche gli angoli sono neri. Nere le case. E nera: qui io con loro».
Quattro anni dopo, capitò che Nika recitasse alcuni suoi versi al poeta Yevgeny Yevtushenko, il quale, oggi, in ricordo di quel momento, scrive «Solo i poeti sanno leggere a quel modo», nell’introduzione a First Draft, libro che raccoglie le poesie di Nika composte tra i 5 e gli 8 anni d’età.
Ora, a pochi mesi dal suo tredicesimo compleanno, Nika Turbina è in visita a New York e Boston per una settimana di letture e promozione del libro. Un’edizione bilingue, con le traduzioni di Antonina W. Bouis ed Elaine Feinstein è prevista entro gennaio per Marion Boyars.
«Vedi, la poesia non è facile da leggere», sottolinea Nika Turbina durante una pausa, domenica scorsa nel corso di una conferenza sulla traduzione al Barnard College. Per mano a sua nonna e con Antonina Bouis come interprete aggiunge: «Ci vogliono molta forza ed energia. Quando leggo una poesia è come se riprendessi da capo tutti i sentimenti che vi sono finiti dentro; ogni parola ritorna nella stessa acutezza del momento in cui è stata scritta».
La giovane poetessa, che si esibirà nel corso di una lettura aperta a tutti, alle 19:30 presso l’edificio dell’associazione studenti del Queens College (Long Island Expressway and Kissena Boulevard in Flushing), dà un’interpretazione dei propri versi drammatica ed emozionante, in linea con lo stile tradizionale russo.
Di fronte al leggio, in jeans e maglietta, un’esile figura dai capelli castano chiaro recita a memoria, con una voce chiara, a volte sul punto di rompersi in singhiozzi. Solitamente si innalza in un crescendo cui segue poi una caduta, cresce e nuovamente discende, concludendosi a capo lievemente reclinato, accennando appena un movimento sulle ultime tre parole scandite.
Secondo la testimonianza della nonna, Lyudmila Karpova, i versi sulla luna rossa e altre prime improvvisazioni poetiche di Nika allarmarono all’inizio la famiglia. «Avevamo paura che la bambina fosse malata», ricorda durante l’incontro a Barnard. «Per notti intere Nika non dormiva e diceva che restava sveglia ad ascoltare i suoni della natura».
All’età di 8 anni, i suoi versi sono comparsi sulle pagine della rivista “Komsomolskaya Pravda”. Quello stesso anno, il 1983, scrisse: «Spesso mi sento guardata di traverso e acutissime parole mi feriscono come frecce – ascoltate! Non dovete distruggere i miei brevi sogni di bambina. Ho così poco tempo e non chiedo altro che un po’ di gentilezza, anche per quelli che mi hanno presa di mira».
Nika Turbina è, sin da piccolissima, di salute malferma. Ha già sofferto di bronchite, asma e diabete. Si è dedicata con grande avidità alla lettura della poesia russa, incoraggiata dalla madre, una illustratrice divorziata, e dalla nonna, pensionata dell’agenzia governativa per il turismo. Dopo aver venduto quasi 30000 dischi con la propria voce, le è stato l’altro giorno chiesto se pensa di fare della poesia la propria professione. Questa la risposta: «Soltanto il tempo potrà dirlo. Ho molto lavoro da fare e devo ancora imparare a vivere. Non posso vivere solo per me stessa eppure mi rendo conto che lo sto facendo». È così brutto tutto questo? «A vivere solo per sé la vita non merita nemmeno di essere vissuta».
Qualcosa come 30000 dischi venduti con le sue letture solo in Unione Sovietica e due anni fa il Leone d’Oro a Venezia per First Draft. Viene da chiedersi che effetti possa avere su una bambina tutta questa concitata attenzione. «A chiunque fa piacere ricevere attenzioni dagli altri. Non sono la sola in questo, di sicuro. Ciò che conta però è come mi comporto e il tipo di persona che sono, se a qualcuno davvero interessa parlarmi». I suoi compagni di scuola – dice – non badano a tutto questo clamore. «Sono solo una bambina come tutte le altre», e sorride.

 

3 comments

  1. C’è un destino che non si capisce bene se sia scritto nelle parole o se le parole, via via che si fanno, contribuiscono a scrivere. Qualcosa di simile è successo già altre volte (si pensi ai casi di Pier Paolo Pasolini o di Claudia Ruggeri). Presto inserirò un altro articolo, preso da un bollettino universitario, che ripercorre alcune tappe di quei giorni in cui Nika si è mossa tra l’Inghilterra e gli Stati Uniti…
    F.

  2. ho un’ignoranza immensa ma questo post mi ha mosso la curiosità di sapere altre cose su questa persona…………..
    Nika Turbina, sembra un nome di fantasia buono per racconti di genere……

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