Lettera: Finale Ligure, 9 Agosto 2007

 

caro *,

sono felice delle tue parole, che ci sia per te un ritorno sempre nuovo nei versi quando li leggi: significa vita, che hanno senza di me, finalmente, da quando li ho scritti.
Oggi ho corretto, in alcune varianti, certe spigoli vivi, sentiti, visti in coda all’occhio disporsi tra i due margini del foglio, messi lì a pungere la lingua, che pur li ripassava a memoria declamando: sono le ferite sopra le gengive. Qualcos’altro ancora resta da decidere, ma si tratta per lo più di poche cose. In un paio di casi, invece, ho provato a chiarire a fondo il senso alle parole, riponendo, come sai, molta fiducia in questi ritorni a freddo sul testo.
Le precise indicazioni dei giorni nella seconda sezione saranno tolte per uniformità rispetto alla prima e raccolte in unica dicitura sotto il titolo – credo – qualcosa come «Ansbach, 12―16 Febbraio» o poco più. Probabilmente, in indice o appendice, potrei spostare i luoghi (supermercato, stazione, treno ecc.), ma non vorrei si intendesse anche questo residuo come in un diario di viaggio.
Per quanto riguarda i dettagli della pubblicazione, non ho parlato con *, ma direttamente con *. In queste cose non amo essere insistente e tengo fede alla parola data.
Ieri ho visto Gianmaria, Florinda e Gabriele, il quale piange e si gode l’ottima salute che il pianto indica brillando nei suoi occhi. Scherzando con Florinda dicevo che ciò avviene secondo i punti in cui si orienta la sua culla, piange con intelligenza perciò, sentendo per la prima volta i giochi della gravità e del campo magnetico terrestre. Ed è certamente un gioco, che prende molto seriamente: dopo venti giorni appena che si trova al mondo, gli occhi aperti a tutto e tutto da scoprire, i sensi ancora non hanno l’abitudine alla luce, all’aria e anzi proprio ora iniziano a comprendersi, come sono appena intesi. Mi chiedo se certi movimenti o certi sguardi, non segnalino qualcosa di ben profondo e inesprimibile, che noi ormai ci siamo dimenticati, abbiamo seppellito sotto anni di esperienza. Il passaggio della Luna, la sua attrazione quando è più vicina, diranno pur qualcosa al corpo nuovo, tutto fatto d’acqua. Se il mare avanza per questo o retrocede molti metri, chissà come è percepito uno spostamento sconosciuto in un corpo che si sente appena in sé e per la prima volta.
Ti ringrazio ancora per la tua disponibilità e per quello che farai con/di questi versi, scrivendone.

Un abbraccio e un caro saluto a entrambi.
Federico

 

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