Lettera: Finale Ligure, 3 Luglio 2007

 

Tornato ieri l’altro dal viaggio, carico di nuovi propositi e testi in via di sistemazione, mi sento come svegliato da un sonno, con la certezza però e il ricordo di avere sognato. Quando si percorrono tanti chilometri in pochi giorni, quando tutto si muove a questa rapidità, senza lasciare tempo alla vita di assestarsi, capita che ci si chieda, come ora, se siano mai esistiti quei luoghi e quei visi che siamo andati a cercare.
Pensavo dunque, di ritorno, al testo da scrivere insieme: forse la “provocazione” deve partire da te, strettamente al cuore della parola. O vuoi che io per primo inizi raccontando? Sarebbe però interessante questo: un dialogo, quindi qualcosa che non sia sequenza di coppie di testi (il tuo, il mio o viceversa) da leggersi insieme, a seguire, ma come due voci che dicano e parlino accanto, a tratti anche sopra, l’una all’altra, quasi sull’interlinea. Vedremo alla fine che farne, a cosa destinare il lavoro. Propongo, innanzi tutto, di non dichiarare se sia di prosa o poesia che si tratti, a meno che si ricada subito e con evidenza nell’una o nell’altra. Le particolarità delle nostre parole, le nostre irriducibili singolarità saranno così fatte salve e anche il senso della loro voce, la smania di fondare altrove la novità di un dire tanto prossimo alla vita, senza darsi pena né posa.

Un caro abbraccio
F.

 

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