Lettera: Finale Ligure, 18 Novembre 2007

 

Anche qui un po’ di azzurro e di fresco, nulla di eroico o di immortale però, come dalle tue parti. Domenica passata a provare una prima impaginazione del libro di Rati che ho tradotto ed è un continuo, delicato movimento delle caselle di testo, da un millimetro all’altro, in QuarkXpress a trovare lo spazio sui piccoli fogli per tutte e tre le lingue. Fatto questo (impiegherò – penso – ancora alcuni giorni per un buon lavoro), andrò a Milano, il 22, per la prima di mur-mur, poi mi organizzerò per Roma, intorno al 7-8 Dicembre, dove incontrerò l’editore cui affidare L’opera racchiusa. Se davvero accadrà, cioè se causa ed effetto avranno la stessa natura, sarò finalmente riuscito a condurre in porto, con coerenza, le intenzioni di tutti questi anni. Diversamente, senza perdermi d’animo, continuerà la ricerca o l’attesa, senza scendere ai soliti compromessi. Tutto questo, vedi, non mi importa più (e già non mi importava molto in passato): lo sguardo della ragazza ungherese che ho conosciuto dalle parti di Trafalgar Square lo ha ribadito, con estenuante chiarezza. Presto farò anch’io la sua esperienza, per ricominciare con la pittura, dal basso, perché è proprio nel livello più basso, alle radici, che stanno scritti i colori, il sapore dei frutti e non c’è nessuna altra ragione superiore. Forse è così, stando seduti sul primo scalino di una piazza, con un disegno in mano, che si conosce davvero qualcuno, spogli di tutti gli stereotipi d’artista: maudit, curiale, intellettuale ecc., soli con se stessi.
Proprio ieri a cena una persona mi ha chiesto: “Pubblichi di nuovo? Finalmente! Con quale editore? Quale è il tuo ritorno economico?” poi, di rimando: “Se non ci guadagni molto, perché lo fai? Per la fama?”.
Troppo difficile capire che la rosa fiorisce quando è stagione, né per fama, né per denaro: per necessaria virtù.
Ho già preso il biglietto per Monaco di Baviera. Poi salirò ad Ansbach, Rothenburg di nuovo e Francoforte. Ecco, con tutti questi pensieri immagino già l’aria di Giugno e di Luglio, quando vorrei raggiungere l’Islanda. Tutte le cose al meglio che posso, anche se non sono proprio come dovrebbero essere: so che ci sono modi migliori di farle, so come e perché, ma non riesco a convincere gli altri ad assecondarle, in un modo o nell’altro.
Si torna allora sulla pagina scritta, qui, brevemente, a muovere alle parole le dita sulla scacchiera.

F.

 

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