Lettera: Finale Ligure, 12 Marzo 2007

 

caro *,

sono felice che non ci siano stati intoppi e che il mio lavoro ti sia finalmente giunto. Ne ho spedito copia anche all’editore così che ne prenda tranquillamente visione e mi dica, sinceramente, se intende farmi qualche proposta di pubblicazione o meno. Nel caso, mi rivolgerò altrove.
Ti scrivo in merito al tema della voce interiore cui hai accennato nella tua ultima email, voce che accompagna la lettura interiore del testo, voce della contemplazione. Giorni fa, parlando con un’amica, prima che tu mi scrivessi di queste cose, accennavo io stesso a come, in quei momenti di scrittura, ci sia proprio una voce che dice le parole al posto mio, fisicamente le detta alla mano, che se ne fa tramite e poco altro. La stessa voce, poi, si dedica alla lettura – senza voce – e corregge, modifica, prima che l’altra, la vera voce, prenda possesso della parola e dica le cose. A volte mi pare persino strano che un fatto così marginale nella vita dell’universo, come la scrittura di un verso, possa assumersi l’intera responsabilità di una vita, possa significare tanto. Eppure capisco tutti coloro che dalla parola hanno avuto non fama o gloria, ma proprio vita, il che non significa consolazione alle pene o altro, ma proprio senso del divenire e in prospettiva “assoluto”, e liberazione da tutto, nell’abbandono della parola su carta come fosse una spoglia morta, una mutazione serpentina.
Quello che dici tu dell’ascolto silenzioso, interiore della parola, l’eco inconscia di tutte le parole lette, ha un che di magico che l’avvicina all’anima: la parola come fosse radice alla stessa vita, ne fosse il sangue e la ragione.
Quando incontro chi come te ripete per esperienze diverse questa impressione, maturata indipendentemente, capisco che, se una ragione per vivere davvero c’era, questa è proprio la scoperta, misteriosa a entrambi, di cui stiamo parlando, molto vicina a un senso, forse un po’ pagano, della vita, ma che richiama il sacro rispetto per le pietre disposte in un prato, come per i numeri. Un rispetto che approfondisce il senso del sacro e la sua ricerca – qui, ancora, Guénon forse, che affiora e mi confonde, ma non sono sicuro…

Un forte abbraccio a te e a *
Federico

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s