Genova Nervi, 16 Dicembre 2007

 

Rileggevo proprio stamane queste parole, citate più o meno negli stessi termini altrove:

«Per lanciare un manifesto bisogna volere: A, B, C, scagliare invettive contro 1, 2, 3, eccitarsi e aguzzare le ali per conquistare e diffondere grandi e piccole a, b, c, firmare, gridare, bestemmiare, imprimere alla propria prosa l’accento dell’ovvietà assoluta, irrifiutabile, dimostrare il proprio non-plus-ultra e sostenere che la novità somiglia alla vita tanto quanto l’ultima apparizione di una cocotte dimostri l’essenza di Dio.» [1]

A volere ascoltare farneticanti le urla, i pianti minuti, gli strilli, bisbigli, sbadigli post-fornicazione/fellatio, post-modernisti/prandiali, gli sputi, i raschi, gli scracchi, e «prosit! Sicelides Musae!» e/o «Deus, Deus ille, Menarca!» – questo è un gioiello – nel pigia-pigia con procedure d’urgenza; a volere vedere la ruota che gira e procede, assecondando l’affastellarsi continuo, l’avvicendarsi intorno alla Morta (amata malata dormiente), le sue fanciulle, Clio, Calliope, Erato / Euterpe, Melpomene, Polimnia / Talia, Tersicore, Urania, incorruttibile letizia di stelle, tutte meningi, lingue, misure e fondamenti, talia saecla currite – questo è il secondo gioiello –; a volere chiamare a sé tutti i parenti, qui, convenuti a suscitare la Morta, nel dolce eloquio della consolazione portata all’Afflitta, riuniti all’antica malizia di toccare il Santo – le spoglie del –, palpare in ansia la Dormiente dove ancora zampilla. Chi tra loro in segreto cova pietà e per sé di un piccolo lascito anche speranza di talenti, onde stupire – rosse le gote, ricordi vestito di nuovo il bimbo Arlecchino, le lucide scarpe, timido, quel pitapat d’oratorio, prete in ritardo alla messa che leva la tonaca e va sulle punte? – ora il Gota, ri/calcare a più forti tinte il manifesto, l’evidenza nascosta, peu décollage, puis bricolage, grappoli d’uva, bava d’agnello, pelo di coda di bue, coda di canapa punica, à la manière de Breton, Balthus, Vuitton, Bacchus ou Bach, la canzonette, toute la matière du bric à brac, entrare colmo di Luce al Tempio e finalmente dare, postumo e attuale, il proprio nome alle scritture.
Ainsi belle cocotte dadaïste! les bras de ta croix: Bubù de Montparnasse ou Bibì chic du café-tabac et tes cachotteries!
Hello, Jesus here, come from Hell, the lowest Hell, consecrated to my purpose but susceptible to my nerves, come back from the Hotel of the dead, the Motel Hell, to tell you all and I shall tell. – questo, il sigillo –
Nulla di più ridicolo dell’oscenità coperta nei Santi.
Saepe malum hoc nobis – et cetera

F.

 

[1] Da Manifesto del Dadaismo, Tristan Tzara, 1918

 

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