Lettera: Finale Ligure, 14 Dicembre 2007

 

Tutto qui, mia cara, quello che basta: prendi a rumore di foglie il bosco dietro casa, gli occhi chiudi mentre lo attraversi e un altro giorno anche mentre porti a casa il pane nel sacchetto della carta, profumato e tiepido – sembra il bouquet di te, sposa in una primavera – e ascolta, sino quasi a vederlo, tutto il vento che lo sfiora. E allora, oh rondine e fuoco della gioia, becco così sottile, stridulo, cadenza di libertà! Come non t’appare? Anche ora, mentre i titoli di Borsa stanno congelati negli investimenti, l’indice notturno varia, si muovono solo da diverse percentuali i numeri in ben altri continenti; prendi questa visione di cifre, di erba, di fiori nel pane, tendersi verso quella nascosta parola, che non ci immaginiamo mai raggiunta e pronunciata.
La parola, il verso, il viso chiuso in una faccia, l’espressione piena di prudenza. Cosa raggiungiamo poi, fermi e irriconoscibili in un destino come il nostro, soggetto al vuoto, dopo la breve fine del gioco? So come la felicità è nascosta, come visita le pietre il tedium vitae in assorta, illuminata preghiera a mezzogiorno.
Aprirsi a questo lento distacco, sino a cadere, con pazienza al proprio turno, chiede anche il nostro amore.

Ti abbraccio
F.

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