Lettera: Finale Ligure, 14 Luglio 2007

 

cara *,

oggi, dopo la traduzione di Celan, ho cercato di recuperare le informazioni su Rilke che hai richiesto. Non ho nessuna delle due edizioni che mi indichi, ma ho quella Einaudi di Andreina Lavagetto. Sfogliando tra le varie raccolte ho notato un diverso tenore linguistico: in alcune la traduzione è più diretta e asciutta, in altre – come nel caso delle Elegie Duinesi – risulta più elaborata e arcaica. Confrontando il testo originale a fronte ho notato in questo caso, un verso più elaborato, ricco di incisi, con parole di ambito sempre piuttosto specifico. In qualche modo mi sono ritrovato a confrontare questo modo di scrittura con quello di Benn, per farti un esempio.
Penso che la scelta di tradurre Rilke a questa maniera sia di origine essenzialmente filologica e storica, ma bisognerebbe confrontare la traduzione di Rella e Lavagetto con qualche poesia italiana di quegli stessi anni, per capire sino a che punto hanno rispettato la lingua italiana contemporanea a Rilke o elaborato una patina anticata dell’Italiano contemporaneo, per datarlo meglio. Anche in questo caso, però, temo, si tratterebbe in ogni caso di un aspetto sul quale discutere: in che senso si possono considerare contemporanee tra loro due lingue distinte? In che senso cioè gli stilemi che le caratterizzano sono quelli di un’epoca e non quelli di uno stato evolutivo, metastorico, della lingua stessa? Non credo poi sia necessario solo (o prevalentemente) questo tipo di lavoro per tradurre un’opera. Dante potrebbe benissimo essere tradotto nell’Inglese di oggi o Shakespeare trasposto al cinema con carri armati e aerei (fu fatto, se ben ricordo). Si tratta comunque non di trasposizioni di comodo, ma di vere e proprie traduzioni in ogni caso.
Non ho letto l’edizione che tu preferisci, ma, da come ne parli, penso che la preferirei anche io, per questioni di gusto e non filologiche, ovviamente.
Un esempio proprio di oggi in Celan: usa la parola Rinnsal, che il dizionario inglese associa a rivulet che è molto affine a rivoletto, ma ho tradotto rigagnolo (rivulet era indicato come voce letteraria, mentre Rinnsal non riportava note particolari). Basta questa leggera mutazione per dare un tono diverso al discorso. Se, dall’Inglese, avessi trovato rivulet e avessi avuto a che fare con un poeta di inizio Novecento, avrei magari dovuto scegliere rivoletto (forse, per fedeltà filologica), ma avrei preferito comunque rigagnolo, interpretando la stessa poesia come se l’autore la scrivesse oggi.
Questa mi pare la sfumatura del discorso: che ne dici? Mi pare convincente.

Un abbraccio
Federico

 

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