Lettera: Finale Ligure, 15 Febbraio 2007

 

caro *,

credo che queste immagini, e ancor più quando le avrò stampate, siano state un bene anche per me, avvicinandomi di nuovo al disegno e, in un modo che avevo messo da parte, all’immagine dall’altro lato delle cose. È la prima volta dopo molti anni come sai, che ritrovo un’espressione piena, in una forma non mediata da parole: cinema, fotografia, o pittura è solo tecnica diversa di linguaggio. Sicuramente, qui ho scavalcato i limiti della semplice registrazione della luce sui dettagli, perché, siano dita o algoritmo, l’immagine è lavorata e voluta diversa da come è stata vista, quindi una prima volta appena registrata. Il primo momento è quello dell’attenzione, poi, in un frangente, segue la visione, infine la contemplazione. Ecco, quello che ti ho spedito è tutto lo scorrere del tempo dopo visione.
Domani aggiungerò qualcosa, ma già in questo gruppo c’è forse abbastanza per il libro tra cui scegliere.
Per la copertina, pensavo che si potrebbe utilizzare un’immagine non ripresa in doppio nei testi, in modo da creare l’inizio della sequenza proprio con un a-solo, come se l’accesso ai versi fosse un velo figurativo, una porta oltre cui guardare. Nel rispetto del tuo libro, credo che la cosa migliore sia concepire la sequenza come « sequenza interna », innestata, che sviluppa da sé il tema dell’innesto, citando – eventualmente in maniera asincrona – parti contenute in certi gruppi di parole, non in testi veri e propri Si potrebbe per questo prestare più attenzione al fatto che la pagina e l’immagine affiancate non si illustrino a vicenda, nel qual caso sarebbe indebolita la struttura dell’intero lavoro. Anzi è bene che ci sia poca corrispondenza locale, ma forte corrispondenza in verticale, attraverso il libro. Per questo e per ragioni anche più materialmente tipografiche, stamperei l’immagine solo su un lato del foglio, il destro ad esempio, lasciando il sinistro bianco, come un foglio di risguardo, come si trattasse proprio di pagine innestate (e non intrecciate) con le parole, alla maniera di quell’album botanico cui ti accennavo, cosa ne pensi?

Un saluto e un abbraccio
F.

 

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