Lettera: Finale Ligure, 11 Novembre 2007

Avevo visto la classificazione old wrecks & dead garbages, ma, non sapendo esattamente il contesto in cui era inserita, mi sono limitato a constatare la presenza di Luzi, certamente avulso ai supermercati o alle discoteche, luoghi che, del resto, poco mi interessano in quanto tali.
La citazione dal poeta tedesco – un po’ conosco la lingua e un po’ mi sforzo di studiarla per migliorarmi – somiglia molto a una riflessione di Shelley che avevo trascritto sul quaderno dei miei primi versi, a traccia di una solitudine già condivisa proprio a quel modo da qualcuno più grande di me. Speravo così di aprirmi meglio la via o almeno di sentirmi al sicuro.
Non conoscevo nulla dell’attività del * prima di ora: mi sono documentato tramite la rete e ho trovato riferimenti ad una commistione cinema/musica/poesia, in coincidenza con qualcosa che sto da qualche tempo tentando anche io, in modo persino troppo isolato.
Confesso di non aver mai temuto di vedere plagiato altrove ciò che scrivo sui blog e non perché tenga poco ad esso. Ho scoperto anch’io citazioni prive della fonte, miei versi ricopiati, che altri si sono forse attribuiti, ma si tratta di sporadiche occasioni, in piccoli spazi personali. Se poi toccasse a ben più noto mestierante trarre spunto da una mia felice combinazione di parole o addirittura riprenderla così com’è, di nascosto, sarebbe davvero possibile innestare ciò che nasce in una poetica diversa? In quel caso, perché sarei stato tenuto sino a quel momento in poca considerazione o come è mai possibile che io abbia fatto per caso solo quel piccolo verso felice? Non voglio neppure immaginare uno scenario in cui la poesia diventi oggetto di disputa di fronte a un tribunale, con dibattimenti, rinvii, deposizioni di testimoni, gestori di server e magari Microsoft per certificare l’ora esatta e il luogo di immissione di un certo dato in un settore dell’hardisk o in uno spazio in rete. A quel punto, se davvero perdessi la causa, neppure riuscendo a giustificare l’indebita appropriazione, significherebbe non altro che il basso profilo dei miei rami, alla portata di tutti, il carattere estremamente comune del mio frutto e non avrei alla fine perso un gran tesoro. Non si rubano che le lampadine, la luce è altro, una precisa questione di contatti.
Un caro saluto
A.D.

 

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