Lettera: Finale Ligure, 18 Ottobre 2007

 

Gentile Editore,

la ringrazio per la sua risposta e la lettura del mio lavoro. Mi ha un po’ sorpreso il discorso sullo “pseudonimo brutto”, che, peraltro, pseudonimo non è, a ben vedere. Può piacere o meno, come tutti i nomi e le facce di questo mondo, ma la poesia è questione d’altro e sarei per questo pronto a pubblicare senza nome, senza riferimenti biografici, prefazioni, note o altro, per quanto ho a cuore il pubblico riconoscimento, la chiara fama e tutto il resto. Riguardo alla questione editoriale, conosco bene quale sia la situazione della poesia, le difficoltà di gestione e promozione di un autore più o meno noto, ma credo che, inserire “per forza”, pagando di propria tasca, altri libri non faccia allora che intasare il sistema. E non vale comprare per sé 100 copie, regalarle o venderle agli amici, spedirle a redazioni e critici, sperando in una noterella da qualche parte: questo è fare male alla poesia, prima di tutto, è fare da sé la rosa per venderla, adularla. Non è la cifra in sé, qualsiasi cifra è sbagliata in partenza. Se questo lavoro ha speranze di piacere ed essere letto può essere un dato oggettivo, in qualche modo prevedibile, altrimenti rimane un lavoro più o meno bello, che nessuno comprerà, a prescindere da chi lo firma (a meno di atti di feticismo) e allora non si ponga neanche il discorso editoriale. C’è poi la scommessa: farla o meno spetta all’editore scegliere.

Antonio Diavoli

 

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