Lettera all’Editore, senza luogo né data

Gentile *,

come promesso, le scrivo all’inizio di Settembre per metterla al corrente della mia decisione in merito alla pubblicazione di L’opera racchiusa.
Ho riflettuto in questo ultimo mese sulla sua offerta e ho valutato le circostanze, prima fra tutte il senso di una pubblicazione con contributo da parte mia. Dato l’apprezzamento che da sempre nutro per la sua casa editrice, sono stato tentato dall’accettare, ma, per coerenza con me stesso, penso sia meglio cercare altre vie o, al limite, non pubblicare affatto.
Conosco il mondo della poesia, i pochi che la leggono o che sono disposti a spendere la stessa cifra di una ricarica telefonica per un solo libro: sono cose sotto gli occhi di tutti e vanno accettate o cambiate. Non penso darei una mano in tale senso (né farei un piacere a me stesso), andando tanto oltre la scrittura, contribuendo alla pubblicazione e caricandomi poi dell’onere di tutto ciò che segue, per mettere in circolo un centinaio di copie, occupandomi, insomma, di questo piccolo marketing.
Credo che, in qualsiasi ambito, un libro possa giungere comunque alla luce, quando è il momento, nel suo luogo, senza altre complicazioni, che non siano alla radice la scrittura. Se così sarà per L’opera racchiusa, come per le raccolte che l’hanno preceduta, ne sarò felice, diversamente non mi dovrò pentire, avendo, con la mia rinuncia, in qualche modo fatto un po’ di spazio a un altro libro di sicuro e superiore valore, che si è meritato quel posto, garantendo al tempo stesso l’editore dal punto di vista economico.
Pertanto, la ringrazio per la pazienza che ha dimostrato sempre, rispondendo alle mie domande e chissà che in futuro ci sia occasione per una diversa collaborazione.
Con stima

Federico Federici

4 comments

  1. E’ necessario iniziare da qualche parte per cambiare le cose: partire da se stessi è il punto. Sono convinto che, se le sole opere pubblicate fossero quelle in cui gli editori credono fermamente da finanziarle a proprie spese, si ridurrebbe da un lato il numero dei libri, dall’altro forse anche il numero degli scrittori. Resterebbero, per gli esclusi, circuiti non editoriali, ma tipografici e sono convinto che, non tanto per il costo (che sicuramente è più accessibile rispetto a certi costi di edizione), ma per la forma “meno prestigiosa” (nessun ISBN, nessuna recensione sui quotidiani ecc.) si opererebbe una selezione: percorrerebbero comunque quella via coloro che scrivono al di là di tutto, come la pianta che fiorisce perché è stagione e non perché esposta in un vaso al mercato.
    Ci sarebbe anche una riduzione del numero degli editori, perché non tutti riuscirebbero a scovare un best-seller e perché non tutti quelli che hanno soldi (a prescindere dalla propria attività editoriale) sono disposti a investirli in un libro (comprensibilmente dà più garanzie un appartamento a Portofino). Certamente, a meno di invertire la scala dei valori (e questo discorso esula dall’ambito strettamente editoriale e coinvolge settori più ampi della società) è difficile non immaginare a catalogo diversi libri scadenti (ma molto venduti) a fronte di un solo libro di valore, poco venduto e finanziato con i ricavi delle altre vendite. Squallido marketing, ma, se queste sono le regole del gioco è difficile fare diversamente.
    Che ne sarebbe, per esempio, di un ottimo lavoro che non riuscisse, per varie coincidenze, a farsi finanziare da un editore? Avrebbe la rete come possibilità per sussistere en plein air, avrebbe la via tipografica, magari anche l’opzione del print on demand di qualche editore più oculato di altri, in ogni caso, quel libro, proprio perché scritto, NON avrebbe nessun carattere fallimentare, né, credo, dovrebbe sentirsi fallito l’autore o covare risentimento. E’ chiaro che, se al di là del libro, l’autore ambisce a pubblico riconoscimento, a un posto di diritto nella Storia della Letteratura etc., l’idea di un riconoscimento pure postumo può solo amareggiare ulteriormente, inacidire. Di tutto questo, invece, bisogna a mio avviso liberarsi ed è difficile sostenere coerentemente una posizione simile qui in Occidente.
    Riguardo al titolo, “L’opera racchiusa”, la copertina in questo momento raffigura una maschera veneziana, in piedi, in un angolo di strada: ha fattezze femminili, ma non si può dire. L’opera di cui parlo è l’anima, in una rappresentazione che via via la porta a maniferstarsi con fattezze femminili. E’ racchiusa perché viene ri-conosciuta, ri-scoperta: qualcuno ne ha parlato, forse in un altro tempo è stata conosciuta, si è amata, ma ora è persa. Il viaggio è tutto per ritrovarla.
    Un abbraccio
    Federico

  2. Resto colpita dalla coerenza morale, e dalla lealtà che hai avuto con te stesso, non sono queste cose scontate, perchè parlare è molto semplice, ma agire conformemente a se stessi non lo è…e poi mi incuriosice molto il titolo “L’opera racchiusa”, perchè mi da l’idea di essere un piccolo grande tesoro da scoprire (un po’ tutti i libri lo sono, anche i più deludenti), l’immagine che mi viene in mente è quella di un bocciolo di rosa, così piccolo eppure così consistente al tatto, e se lo guardi intuisci che porta una grande e misteriosa verità dentro..
    In bocca al lupo per la tua opera.
    Un abbraccio,
    Posidonia.

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