Lettera: Finale Ligure, 3 Settembre 2007

 

Ti ringrazio per la segnalazione. Purtroppo oggi, nella fretta del ritorno dal viaggio non avevo avuto tempo di rintracciare il brano in questione.
Ho letto la lettera e capisco le ragioni di accostare ancora una volta l’inutile e il bello, qui riferiti al suono, cui non si riconosce status di parola. Certe posizioni espresse su * credo siano assolutamente legittime, limitatamente alle aspettative che chi legge ripone nel testo stesso che fa oggetto della propria attenzione. Del resto, sono queste le sole aspettative che possono avvicinare un lettore (non necessariamente un critico) a una poesia.
Probabilmente, per un critico, c’è il valore aggiunto della verifica dei propri strumenti, così come per certi l’interesse nella scienza può avere carattere tecnologico, per altri invece più fondamentale, ontologico.
Cercare di decifrare il canto degli uccelli, per esempio, può essere una fatica inutile e quasi sicuramente non aggiunge comprensione al godimento. C’è però il canto, quindi un dato di fatto, e se ci si ferma ad esso, se ne può almeno godere e non credo che questo sia da meno di un discorso. Ci si può chiedere semmai la necessità di straniare da sé il linguaggio al punto da renderlo quasi incomunicato, al punto da non riconoscerne schemi e associazioni secondo le regole che ci siamo dati. Dopo tutto, perché introdurre irrazionali tra i numeri se contiamo con le dita? Perché in qualche modo esistono, nel modo in cui li fa esistere il linguaggio che ci siamo dati, adattandosi al mondo.
Talvolta le cose stesse spingono implicitamente a ragioni maggiori di complessità. Il che non significa che qualsiasi complicazione sia per forza oggettiva: dipende dalle ragioni che la rendono tale.
Ritengo che anche la fuga nei vari riferimenti analitici (il testo come auto-analisi e altro) siano solo tentativi altri di legare la realtà, leggendola secondo schemi più o meno codificati e certi. Può funzionare (magari, forzando un po’ la presa, riesco anche ad aprire con la chiave di casa la porta di una stanza), ma l’eventuale insuccesso non può negare tout court che vi siano una casa e una porta. Ci saranno semmai altri modi per entrare. Si tratta del poeta che gioca a fare l’enigmista? O si tratta del poeta che tenta, secondo altre prospettive, l’ermeneutica del linguaggio?
Accennavo già nel mio intervento precedente che c’è una forte componente figurativa nell’approccio usuale al linguaggio (qualsiasi linguaggio) che spesso ne limita la comprensione. Non è un caso che, alla musica si associno spesso immagini. A scuola (non meno all’Università che al Liceo) sento spesso chiedere che cosa sia un campo elettrico. Come se ci fosse un modo diverso di descriverlo, anzi di sentirlo.
Ci sono esperienze, anzi ci sono proprio cose toccate solo dal linguaggio e il linguaggio è proprio l’organo di senso che non immaginiamo. Perché solo la matematica e non anche la poesia dovrebbe godere di questo privilegio? La natura di tale possibilità – mi pare – risieda nell’essere questo o quel sistema linguaggio, non nelle peculiarità. Sono due anni che lavoro anche in questa direzione, in cerca di approdi.
Qualcosa ho trovato, anzi, ho sentito, quindi – forse – qualcosa c’è davvero.
Mi spiace invece, quando sento che le diverse posizioni stridono l’una sull’altra, quasi per sopraffarsi secondo i crismi di una catena alimentare sorprendente.
Leggevo qualche giorno fa degli attacchi a * (non ricordo dove) e insistevano sul carattere della sua poesia, definita povera di sperimentazione linguistica. Evidentemente, le aspettative di quel lettore erano altre. Eppure, pur su posizioni diverse, non mi sentirei di dire che c’è meno poesia in * che in *, o viceversa. Ecco, credo che il confine tra poesia e non-poesia sia già piuttosto sfuggente che l’aggiunta di qualsiasi carattere assoluto, a componenti legate soprattutto al gusto, rischierebbe di renderlo definitivamente imprendibile.
Ringrazio dunque * per il suo preciso rimando, che mi ha dato la possibilità di approfondire una riflessione su un tema a me molto caro. Ti saluto con un abbraccio.

F.

 

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