Lettera: Finale Ligure, 11 Gennaio 2007

 

caro *,

l’immagine cui penso, stando anch’io in questa comunità, è quella di una stazione ferroviaria nel pieno del suo traffico. Nell’andirivieni tra i binari si scelgono i convogli in base alle destinazioni, non badando a chi farà con noi un tratto lungo o corto di quel viaggio. Sto a mio agio, trovando posto.
Si dà un filo la voce, quando necessario.
Come altrove, non pratico il « commento di scambio », per questo la lettura appare così spesso silenziosa, privata, e tali sono i dialoghi con gli autori, le corrispondenze.
La speranza è sempre che chi legge non sia solo chi scrive, in cerca di una propria citazione, di uno spunto per citarsi commentando, altrimenti la comunità si chiude in sé, come già succede. Questo non riguarda solamente la presenza in rete di certi autori e non di altri, perché – a quanto sento dire – non molto diverso è lo stato delle cose per chi frequenta riviste, festival, reading.
Spero che in futuro, le figure che oggi dicono di avere a cuore la parola, non si ergano – come invece sembrano auspicarsi – ad icone del senso, inarrivabili o, cosa insopportabile immagino per un lettore, a giganti che si chinano al sorriso sopra i nani. In quel caso, il destino sarà segnato.
Non voglio credere che, al di là della letteratura, l’uomo non sappia aggiungere un solo sorriso ai propri versi, una parola che sia più di quella scritta (proprio perché parola della bocca).
Che almeno la morte si prenda soltanto i morti e non accampi anzitempo diritti sui vivi: questo l’auspicio per la poesia da venire.

Un abbraccio
F.

 

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