Lettera: Finale Ligure, 9 Novembre 2008
caro *,
non ti incupire: condivido anch’io le tue apprensioni, il comune strappo dalle cose care. Minore assiduità scrivendoci non dà retorica al dolore. Capita, lottando contro il burocratico sistema e avverso ai suoi castighi, unzioni ed altri sacramenti, di dovere escogitar diavolerie, di usare persuasione più che intelligenza e buttare in questo via le ore, arginare il male che ci tocca.
È servile decadenza cui non cedo l’arma, il pensiero o la parola, anzi contro cui cospiro, di sguincio e di sberleffo, contro cui pronuncio ogni parola per lasciare il segno, vado al passo storto, e la briglia mordo, il freno tiro come il mulo non ammaestrato.
Ci si dovrebbe accontentare troppo ancora per scordarsi ora quello che c’è in testa. C’è chi dice intorno a me di non desiderare altro: pare sia per tormentarsi meno. Noi due insistiamo, invece, in quello che per altri è uno sgradevole destino! Insistiamo, sino a dove porti farlo, o varrà più nulla darsi pena ancora di pensare, tesi allora a regger l’urto di una ruga, un capello bianco, di una briciola caduta al becco di un colombo in volo.
Stringendoti forte la mano
Federico








davvero bella. comprendo la lotta interiore per non cedere alla decadenza del tempo, quel mordere la briglia … tutto intorno sembra accontentarsi, è vero, crudamente vero.
Sono parole scritte a un amico, perché non rinunci alla comune lotta, alla resistenza contro il pensiero unico. Si riesce a stare saldi solo scavando con le proprie radici. Il resto è polvere, polvere sulla pietra, con buona pace di tutti.
Federico
P.P.P. … uno che manca
Pasolini è un uomo che manca non solo alla letteratura, ma alla società soprattutto. Un’anima critica forte e al tempo stesso sensibile, con tutte le fragilità interiori che la sensibilità porta con sé. Il fatto che non se ne parli spesso e che, altrettanto spesso, chi si fa scudo del suo nome ne abbia un tornaconto “culturale”, mostra che ci siamo rassegnati al peggio. Dunque, parli solo chi è fotogenico.