Sentire il proprio stile far progressi e gioire muto, fuori dall’ortodossia imposta alle radici, tra i cunicoli e le buche, fuori dai giudizi della storia unanime. Non ha corso altrove, nulla ha guizzo, solo i metafisici riscontri delle pietre erette sui confini. Infervorarsi all’inaudito, praticare in solitudine e perfezionarsi. Anzi, dare sulla bocca tutti gli alfabeti, tesa nella stessa luce delle cose ben mimetizzate al mondo, tra sé e sé avvalorare ogni parola nella volontà di scriverle.








Particolarissimo il contenuto di questa lettera che, lungi da voler rappresentare un’accozzaglia di frasi melense, denota non solo un’ottima capacità di scrittura, ma un’altrettanto sicura voglia di trasmettere sensazioni reali e pratiche, con un ritmo lento e malinconico di chi ha raggiunto una consapevolezza che va oltre il sentimento.
Piaciutissimo questo pezzo, complimenti.
Carmen
Grazie della visita e di questa tua visibile/invisibile traccia. Sono d’accordo con tutto quello che dici: difficile è dire con semplicità le cose semplici.
Spero tornerai a leggermi
Federico