da “Schemi dell’ombra”

2008 Settembre 23
by federico federici

Colle del Melogno, 22 settembre 2008

 

 

È un’altra natura, doppia, l’ombra
apparsa ai muri, corre dentro il vuoto,
sotto, sino al fianco nero del mondo,
quello in cui si regge perpendicolare il peso.
Senza frantumarsi va a sparire
nel luogo accidentato dove s’incammina,
lungo righe e segni, polveri, caratteri minuti
d’alfabeto, disunisce i numeri, gli interi,
taglia in due le cifre ai primi, lascia i resti.
Non ha fine il modo in cui si radica e distrugge
lentamente le pareti della casa: scopre tralci
sempreverdi rampicanti, le radici sbriciolano
arti e denti. Hai l’idea che tutto si ricolmi
d’ombra in fondo, i paesi e i laghi e che ciò
nutra la terra e che a rompersi la pietra
scoppi in un lamento il mondo, torni
il pianto delle cose che ha ingoiato il fiume.

 

 

15 Responses leave one →
  1. 2008 Settembre 23

    davvero molto bello.

  2. 2008 Settembre 23

    Grazie della visita. Da quasi un mese non scrivevo un nuovo testo in questa sequenza, evidentemente non ancora del tutto conclusa.
    Federico

  3. 2008 Settembre 23

    Questo per me è un paesaggio noto.
    Sapientemente trasformato in parole.
    Ciao.

  4. 2008 Settembre 24

    A quale paesaggio ti riferisci tu?
    Qui ho messo insieme parecchie impressioni di viaggio, alcune molto distanti tra loro…
    Federico

  5. 2008 Settembre 24

    Ombre e polveri che assomigliano ad un vortice: si sbriciolano il segno e la pietra, rovinano nel nero che sommerge.
    n*

  6. 2008 Settembre 24

    Ciao Federico,
    Devo ammettere che hai uno stile molto particolare, quasi sincopatico (non è un offesa eh!); stralci di un viaggio come tu dici. Il riflesso di un viso che osserva, attraverso il finestrino di un treno, il mondo che scorre.
    Un saluto
    Adriano

  7. 2008 Settembre 24

    Intendevo dire il colle del Melogno.

  8. 2008 Settembre 24

    Mi fa piacere trovare altre persone che conoscono la magia di questo Colle, proprio dietro casa mia. Lì c’è lo sbriciolarsi dell’acqua in nebbia, delle foglie in questa stagione che le porta allo stremo, della pietra nel nero di molte notti. E’ il luogo – per me – del ricordo e della novità; il luogo dove si incrociano i tempi.
    Lo stile spero sia sempre riconoscibile, pur nella diversità delle sequenze che propongo. Ci sono variazioni di intonazione, ma penso/spero che la voce non inganni…
    Un abbraccio
    Federico

  9. 2008 Settembre 29

    schemi
    ci ho messo un pò a capire Kandisky
    le curve soprattutto, siamo sempre racchiusi dentro una curva

  10. 2008 Settembre 29

    la pelle del corpo è la prima curva che vedo, guardandomi le mani, entro cui sono racchiuso.
    poi, chissà, lo spazio, il tempo.
    il cuore del pianeta, coperto di terra e di acqua.

  11. 2008 Settembre 30
    tinti permalink

    Stile molto particolare,originale,apparentemente criptico e poi,a rileggere…..fludo come acqua,come nuvola che passa e ti sfiora.E’ viaggio nel tempo ancora in atto in cui si cambia aspetto e prospettiva..Molto bella.
    Grazie
    Tinti

  12. 2008 Settembre 30

    Ringrazio Natàlia per la segnalazione data sul suo blog a proposito di questo testo e di queste mie pagine e ringrazio Tinti, che non conoscevo sino ad oggi, per avermi fatto visita.
    Con questa sequenza, Schemi dell’ombra, sto cercando di sviluppare un’intera raccolta su un numero minimo di temi, come si trattasse di un flusso unico, un corso d’acqua (per riprendere la tua metafora) che non scorre linearmente, ma ogni tanto scompare o fa un’ansa più profonda.
    Federico

  13. 2008 Settembre 30

    è un bel “progetto”, Fede, che seguirò con attenzione.
    il pensiero si sviluppa in quegli specchi di cui si diceva, nei riflessi che si scorgono e che, attraverso la “lettura” del mondo e del suo moto, ogni giorno fanno confluire nuove acque arricchendo la portata del tuo fiume.
    senza questo fondamentale e curioso dia-logos non esisterebbe niente se non il bestiale istinto.
    quindi, grazie a te. Natàlia

  14. 2008 Ottobre 9

    quasi a sdoppiarsi, a fondersi e poi inghiottirsi, quasi a tendere i fili per nuove ipotesi, quasi..

    “Non ha fine il modo in cui si radica”
    ..ecco, appunto.

    un abbraccio.
    m.

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