Questo spezzone è tratto dal film in cui Nika recitò più o meno all’età di 15 anni.
- Ieri: il sesto anniversario della sua morte.
Non so se hai mai visto questa pellicola, io mi sono dovuto fermare diverse volte nel punto in cui, “nella finzione”, Nika sale in piedi sul balcone della clinica e indugia prima di buttarsi, salvata e presa a schiaffi da un’infermiera, accorsa per le urla degli altri bambini.
Ci sono molte attinenze con il primo tentativo di suicidio fallito nella notte del 13 Maggio del 1997 (sulla dinamica dell’11 Maggio 2002, invece, ci sono testimonianze discordanti e scomode sotto molti punti di vista, tuttora non chiarite – pare – per l’insabbiamento voluto delle indagini).
Ieri mi sono nuovamente fermato sulla scena del balcone e mi sono sentito ancora di più turbato nel vedere come tutto fosse già stato scritto, “recitato”, “provato”, come se “l’arte” sapesse già della vita. Dovremmo abituarci a pensare davvero che sia quasi solo così, per imparare un modo più demplice di vivere.
F.
No quel film non l’ho visto, anzi, sono venuto a conoscenza di Nika tramite i tuoi post.
C’è sempre questo dubbio che l’arte o la vita (meglio, l’uomo, inteso come essere cosciente e consapevole di elaborazioni mentali astratte) , chi per primo abbia preso spunto e copiato dall’altra, come il dilemma dell’uovo e della gallina. Se esiste perchè è percepito o invece esiste a priori. Arte intesa come ricerca di essenza, in senso lato, come accendere un fuoco.
Credo per quello che ho letto di Nika, che si sia trovata in una situazione di non scelta, dove ogni decisione era forzata, perchè seguire altre strade sarebbe corrisposto sempre a suicidarsi, rinunciare a sè stessa. E la mente è abile a costruire certe connessioni, a collegare mille punti invisibili.
Alessandro
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Potrebbe essere stato tutto, tante ritmiche onde. Il bello di non capire ed immaginare
Questo spezzone è tratto dal film in cui Nika recitò più o meno all’età di 15 anni.
- Ieri: il sesto anniversario della sua morte.
Non so se hai mai visto questa pellicola, io mi sono dovuto fermare diverse volte nel punto in cui, “nella finzione”, Nika sale in piedi sul balcone della clinica e indugia prima di buttarsi, salvata e presa a schiaffi da un’infermiera, accorsa per le urla degli altri bambini.
Ci sono molte attinenze con il primo tentativo di suicidio fallito nella notte del 13 Maggio del 1997 (sulla dinamica dell’11 Maggio 2002, invece, ci sono testimonianze discordanti e scomode sotto molti punti di vista, tuttora non chiarite – pare – per l’insabbiamento voluto delle indagini).
Ieri mi sono nuovamente fermato sulla scena del balcone e mi sono sentito ancora di più turbato nel vedere come tutto fosse già stato scritto, “recitato”, “provato”, come se “l’arte” sapesse già della vita. Dovremmo abituarci a pensare davvero che sia quasi solo così, per imparare un modo più demplice di vivere.
F.
No quel film non l’ho visto, anzi, sono venuto a conoscenza di Nika tramite i tuoi post.
C’è sempre questo dubbio che l’arte o la vita (meglio, l’uomo, inteso come essere cosciente e consapevole di elaborazioni mentali astratte) , chi per primo abbia preso spunto e copiato dall’altra, come il dilemma dell’uovo e della gallina. Se esiste perchè è percepito o invece esiste a priori. Arte intesa come ricerca di essenza, in senso lato, come accendere un fuoco.
Credo per quello che ho letto di Nika, che si sia trovata in una situazione di non scelta, dove ogni decisione era forzata, perchè seguire altre strade sarebbe corrisposto sempre a suicidarsi, rinunciare a sè stessa. E la mente è abile a costruire certe connessioni, a collegare mille punti invisibili.
Alessandro