Lettera: Finale Ligure, 11 Agosto 2007

2008 Aprile 23
by federico federici

 

A volte penso che così sia il carattere transitorio e breve della vita: anche se ho comprato centinaia di libri, sperando di leggerli in un domani più lungo e quieto dell’oggi, anche se continuo la provvista – ieri ben dodici, nuovi, di poesia – so che di molti già ci sono pagine che non rivedrò dopo averle appena sfogliate e mi rassegno alla cosa, anche non sapendo esattamente quali, non potendo perdere altro tempo a smentire questa impressione, sfogliandoli daccapo, tutti i volumi, dall’ultimo al primo. Il circolo sarebbe presto vizioso e, chiusa l’ultima pagina o addirittura appena sfogliata una qualunque tra le migliaia, mi sentirei subito invaso dal dubbio di prima: tornerò mai su quelle parole?

F.

 

3 Responses leave one →
  1. 2008 Aprile 23
    eleonoramatarrese permalink

    Sicuramente no.

  2. 2008 Aprile 24

    Anche ieri ho preso alcuni nuovi libri, mentre continuo da mesi a leggere la stessa paginetta di Reichenbach sul principio di anomalia. Ho bisogno però di questa convivenza fisica con il testo scritto, la carta e gli inchiostri e se non sarò io un giorno a leggerli, saranno loro a parlarmi.

  3. 2008 Aprile 24
    eleonoramatarrese permalink

    Ma infatti, tu fisicamente non tornerai mai su quelle parole. Saranno loro a venirti in sogno, tornarti in mente in modo eccessivo, compulsivo quasi, a testimoniare la loro urgenza, e impellenza di essere ricordate, ed emergeranno tra le righe della tua quotidianità ed i tuoi pensieri, per prepotentemente farsi strada e dichiararti di volere attenzione. Così ti parleranno; si tratta solo di capire, a prescindere dalla convivenza fisica con il testo scritto, la carta e gli inchiostri [che è una conditio sine qua non di qualunque scrittore - e io specificherei poeta - che sia visceralmente tale], la disposizione d’animo e di mente ad accogliere tali parole. Ti possono anche parlare, ma se non recepisci non serve proprio a nulla. Io, per quanto mi concerne, ad esempio, ho sempre il “cervello acceso”, come amo dire, e soprattutto quando il testo mi parla, sono una spugna.

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