da “Schemi dell’ombra”
17 Settembre 2007
Le cose nei loro nomi invisibili sono il mondo
muto, una cosa sola in esso, il mondo all’oscuro
di tutto, compreso solo al fuoco che divora di continuo
per non farselo sfuggire inerte, di nuovo
oblio continuo delle cose, il mondo,
una dopo l’altra, la distanza che disabita
le dita, questo è scritto:
uno spazio chiuso, una scatola o
un vuoto che non ha pareti, dove imprime
in un attimo il soffio la voce, sino a sconfinare;
il pensiero primo è l’eco, che ritorna
tutto, anche il cielo, anche da una superficie
d’acqua ferma. Tremano le cose, e la voce
che le fa tremare – il nome le ferma,
il nome dato toglie le cose al mondo –
non le fa riflettere. Rimangono negli occhi.








Ho imparato che si deve diffidare della poesia così scucita via dal senso e pur sensazionale…
CiaU
Mah… sinceramente non mi pare proprio questo un testo scucito via dal senso, tutt’altro, così come è vero che altrove ami proprio queste scuciture (da Godard a Zanzotto alla teoria delle stringhe). E’ poi vero che proprio nelle cose più slegate “dal senso” si celano nuove scoperte e non solo in ambito scientifico.
Cosa pensi di “Fuga tripla” di Giuliano Mesa? o di “Schedario” di Adriano Spatola? In questo momento direi anche i “Cantos” di Pound… che meravigliosi strappi proprio al senso!
Un saluto e grazie della tua visita.
AD