Extra Password XXXIV Luglio 5, 2008
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XXXIV. three invocations to oh Lord
Я родился!
mercy, oh Lord, before the half told psalm,
the proverb of the prodigies of faith: the amens,
to fifty-one and more, come numbered at intervals,
a slow hosanna lilt among the spasms, with prudent
dark sarcasm in turn responds the priest
mercy, oh Lord, may all depart in peace
and yawn and breathe and put like fugitives
unsteady shortest feet on open fields of straw
and take whatever other course and swarm back
running crabs at the tide-gate in the water gap
and mercy at last, oh Lord, as they all come ashore
and stagger in the swirl of wind behind the black
cap’s ear hole where all the turns of air hiss
and tongues get stubbed against some woody mush
of leaves ― the fingertips stand in morning-white
all heads throb, all hands bleed
Extra Password XXXIII Luglio 4, 2008
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XXXIII. fer-de-lance
keep me as a pet,
a poet, a buzz of nerves,
a dial-pad erased, an n-degree
polynomial curve, a logarithmic
shape, an equidistant surface
or an empty electric train
that turns on its round rails,
an X-ray box for memories
of ghosts ― for they are old
enough ― a traffic light that flashes
‘tween red and yellow, green, a pink
machine, a golden fish, a hat, a bat,
a lamp, an apple peel in the palm
of your right hand that holds me on
while shimmy double java fox
we dance, moi le poison du fer-de-lance
annotazione Luglio 3, 2008
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Carissimi,
come molti di voi hanno giustamente osservato scrivendomi via mail, nelle ultime settimane il sito ha dato l’impressione di essersi improvvisamente disabitato. Alcune circostanze di salute (innanzi tutto) e di lavoro (in secondo luogo) mi hanno impedito la consueta assiduità informatica. Del resto, da questa parte, sulla mia scrivania, c’è una mole immensa di materiale da elaborare definitivamente, e ciò richiede buona tempra fisica e morale e tempo.
Ho studiato russo e, a breve, d’accordo con la famiglia di Nika, pubblicherò qui, in anteprima, alcuni degli inediti che mi hanno affidato perché li traducessi e che faranno parte di un libro in uscita nei prossimi mesi. Si tratta di alcune poesie scritte da lei bambina e altre di età adolescenziale, posteriori al 1990. Ci sarà anche spazio per una breve nota biografica, che traccerà il confine tra ciò che è certo (o è giusto sapere) sulla sua vicenda personale e ciò che, inutilmente, ingiustamente o in modo incompleto, l’informazione tradizionale dei giornali e della rete ha raccolto, muovendosi tra gossip e congetture.
A partire dal 15 Luglio sarò per diverse settimane in Sicilia, a Taormina, poi forse per un breve periodo sull’isola di Vulcano o Pantelleria e, chi lo sa, dalle parti di Hannover e Berlino. Almeno sino a quando sarò a Taormina potrò seguire e aggiornare questo spazio, che poi abbandonerò per qualche settimana all’inerzia del silenzio.
In ogni caso, di qui all’autunno, sono previste almeno altre tre uscite (dopo l’antologia Leggere variazioni di rotta e l’anteprima su “Atelier”): il libro di traduzioni di Rati Saxena, quello di traduzioni di Nika Turbina e la nuova raccolta di inediti, L’opera racchiusa (La camera verde, Roma).
Un abbraccio a tutti voi e un ringraziamento per l’affetto (anche silenzioso) che mi dimostrate ogni volta.
Federico
In foto: la cripta nella cattedrale a Canterbury, una delle città più belle in cui sia stato
#6 “One window and eight bars” di Rati Saxena Luglio 1, 2008
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कुंडली मारे बैठी स्त्री देह
The Serpent Coiling Woman Body
Il serpente che avvolge il corpo di donna
1.
फिरकनी सी चरखनी लेते
गेन्द सी कुदकनी मारते
मालूम ही कहाँ पड़ा था कि
एक स्त्री देह कुँडली मारे बैठी है उस पर
वर्जनाएँ फुत्कारती
वह– खाली निक्कर में घूम नहीं सकती
वह– खुले में नहा नहीं सकती
वह– दोस्तों के साथ नहा नहीं सकती
बरसात की बून्दें उसे पुकारती हैं
आ, चली आ, रुक मत चली आ
हवा सरसराती–चली आ, चली आ
हर बार स्त्री देह की तर्जनी हिल जाती
हर बार वह साथियों से
एक कदम पिछड़ जाती
सीने पर कसाव होने तक
पेडु में चक्रवात मचने तक
वह झगड़ती रही
कुँडली मारे बैठी उस स्त्री देह से
हर मास दर्द का तूफान
कुँडली का कसाव
वर्जनाओं के भाले
रक्त का सैलाब
फिर असंभव सा संभव
देह आबदार मोती
अचानक उसने पाया
वहस्त्री देह के जबड़ों से होती हुई
उदर में पहुँच गई
देह झूमने लगी मन्त्र मोहित
किसी अजनबी ताल में
आँतों के जंजाल में फँसी हुई वह
धीमे- धीमे पच रही है
मन्त्रित शासन
देह तुम्हारी, इसे सजाओं हमारी मर्जी से
देह तुम्हारी, इसका भोग हमारी मर्जी
देह तुम्हारी, इसे उलटो– पलटो हमारी मर्जी से
कहाँ है वह ? और कहाँ है उसकी दुश्मन देह?
यह तो तभी पता चलता है जब
उसकी खाल से जूतियाँ बन जाती है
उसके दाँतों में फँसा जहर उफनने लगता है
उसकी कुँडली का कसाव उसके ही गले में फँस जाता है.
1.
Spinning and whirling like a top,
bouncing up and down like a ball,
she didn’t know
a woman body lay coiled on her
hissing taboos:
she must not roam in her undergarments,.
she must not bathe in the open,
she must not have fun with friends.
The raindrops invite her:
come, come, don’t stop, do come!
The breeze whispers: come, Oh come,
but the woman body shakes a forefinger every time,
and she goes a step behind her friends.
Until the grip in her chest tightens,
until the whirlpool in her stomach rages,
she keeps struggling.
With her coiled woman body
rises every month a storm of pain,
the squeezing coils,
the spearheads of taboos,
the flood of blood.
Then a miracle happens,
she suddenly finds her body
a fabulous pearl
She enters the woman body through the mouth
and reaches the belly.
As if in a trance, the body begins to dance
to rhythms unknown,
but trapped within the maze of the bowels,
she slowly digests
the whispered rules:
the body is yours – decorate it for our pleasure!
the body is yours – we’ll use it for our pleasure!
the body is yours – turn it or twist it for our pleasure!
Oh, where is she? And where is her enemy, the woman body?
It is found only when her skin
has been turned into footwear,
her fangs begin to spurt venom,
the tightening coils grip her throat . . .
1.
Ruotando da ogni parte come trottola, correndo,
rimbalzando in alto e in basso come palla,
non sapeva
che di donna un corpo a lei s’avvolge
i taboo a mezza voce:
non andare in sottoveste
e non fare il bagno allo scoperto
non far giochi con gli amici.
Poi l’invito della pioggia:
non fermarti, fallo!
Mormora la brezza: vieni! vieni!
ma quel corpo scuote l’indice ogni volta
e fa un passo indietro.
Non ha tregua questa lotta
sino a che si serra il petto in una stretta
nella pancia vortica una furia.
Nel suo corpo avvolta
ogni mese porta una tempesta,
le sue spire spremono la carne,
dà le fitte ciò che si proibisce,
bagna il flusso dentro il sangue.
Quando a un tratto il miracolo
si compie, scopre il corpo
come perla favolosa,
penetra nel corpo della donna
sino al ventre attraverso la sua bocca.
Come in un sonno di visioni
segue il corpo passi sconosciuti
danza nell’intrico delle viscere
dalle voci sussurrate impara:
tuo è il corpo – riempilo di grazie come piace!
tuo è il corpo – noi sapremo usarlo come piace!
tuo è il corpo – piegalo, torcilo come piace!
Dov’è mai finita, lei? E dove quel nemico, il corpo della donna?
Solo ritrovato in pelle che si calza nelle scarpe,
alle radici i denti sprizzano veleno,
poi più strette spire soffocano in gola.
2.
सपने, बादल, पंछी, आकाश
ये सब कल्पनाओं के पेंगे हैं
मित्र, मितवा, मनवा
मृग तृष्णाएँ हैं
सच्चाई बस स्त्री देह है
जिसकी अन्तड़ियों ने उसे पचा लिया है
इस सच्चाई को समझने में ज्यादा वक्त नहीं लगता
दरअसल समझने के लिए वक्त कहाँ रह पाता है?
हव्वा, श्रद्धा, द्रोपदी, सीता
सभी की समझ भटकती रही
पूरी कोशिशों के बावजूद
देह पर अधिकार किसी का न रहा
यह कोशिश न आत्मज्ञान है
न ही परमात्म
यहाँ न आनन्द है न परमानन्द
देह का त्याग मोक्ष पाना उन्हीं के लिए संभव है
जिन्होंने इसका उपकरण सा प्रयोग किया हो
स्त्री देह की विवशता अलग है
उसे अलंकृत होना है किसी और के लिए
उसे खटना है किसी और के लिए
उसे जागना और सोना है किसी और के लिए
खिंचावों को भोगती हुई
देह से देह की खर पतवार उगाती हुई
बाहर से सँवरती, भीतर से सीझती
वह स्त्री देह, बस देह रह गई
और वह?
वह भी तो आत्मसात हो गई
उसी दुश्मन स्त्री देह में.
2.
Dreams, clouds, birds, sky
are but the swing of the imagination;
friends, lovers, and confidants, . . .
mere mirages!
The sole truth is the woman body,
those bowels have digested her up:
to realize this truth doesn’t take much time,
but does she get the time to realize it?
Eve, Shraddha, Draupadi, Sita:
their knowledge still wanders
seeking it.
Over their own bodies nobody has any right:
After all, their effort is not self–realization
nor God–realization.
Here there is no happiness, no divine bliss;
the sacrifice of the body and the salvation are only for those
who have used the body as a tool.
the helplessness of the woman body is different:
she has to decorate herself—for someone else;
she has to toil hard – for someone else;
she has to wake up or sleep – for someone else.
Bearing tensions
and breeding weeds out of her body,
decorated on the outside, but drying up within,
that woman body has become a mere body.
And she?
She has lost herself
within that self–same enemy, the woman body.
2.
I sogni, le nuvole, gli uccelli, il cielo
non sono che altalena d’immaginazione;
gli amici, gli amori, i confidenti
solo miraggi tristi!
La sola verità è il corpo della donna,
quelle viscere l’hanno digerita:
non ci vuole molto a capire questo,
ma è dato a lei il tempo di rendersene conto?
Eva, Shraddha, Draupadi, Sita:
la loro conoscenza ancora è incompleta.
Sopra i loro corpi nessuno esercita un diritto:
non è loro sforzo realizzarsi,
né realizzare Dio.
Nessuna felicità, nessuna divina gioia;
sacrificare il corpo per salvarsi è di quelli solamente
che lo hanno usato come uno strumento.
Non c’è scampo invece per il corpo della donna:
deve riempirsi di grazie – per qualcun altro;
deve faticare – per qualcun altro;
destarsi o dormire – per qualcun altro.
Sopportare le tensioni,
farsi crescere di fuori, addosso, un’erba
decorante che prosciuga a fondo,
così il corpo della donna dà corpo alla tristezza.
E lei? Lei ha perso tutta se stessa
dentro quel nemico, che solo le appartiene,
che è il corpo della donna.
3.
आज जब
उसके जबड़े से जहर निकाल दवा बन गई
आज जब
उसकी खाल से जूतियाँ बन गईं
आज जब
उसका माँस भून लिया गया
तो कहाँ रह गई वह?
शून्य बन कर समा गई?
आत्मज्ञान पा गई?
नहीं, वह चीत्कार रही है
वह डकार रही है
“मत छीनों मुझसे मेरी पहचान
एक जनम दे दो, बस मेरे लिए
मैं और मेरी देह एक तत्व है
मेरी देह ही मेरी पहचान है
इससे उठते तूफान
इसमें तैरती वेदनाएँ
सब मेरी हैं..”
……….
मौन है आकाश, धरा भी
शून्य भी शून्य है उस स्त्री देह से
अनगूंजी चीत्कार कहीं और जन्म ले रही होगी
वह अपने को खोज रही है अपने में.
अपनी देह में.
स्त्री देह में.
3.
Today when
the venom from her tooth has become an antidote,
today when
her skin has become footwear,
today when
her flesh has been roasted –
what is left of her?
Has she vanished into nothingness?
Has she attained self–realization?
No – she continues to cry,
she groans with pain.
«Take not my self away from me.
Give me only one life, just for me.
My body and I are one principle:
my body is my identity.
The storms that swell in it,
the pains that swim in it,
all are mine!. . .»
The sky is mute, so is the earth.
even emptiness is empty:
unechoed lamentations may be taking birth elsewhere.
She searches for herself within herself,
within her body
within the woman body
3.
Oggi
che il veleno del suo dente è diventato siero,
oggi
quando la sua pelle è diventata cuoio per le scarpe,
oggi
quando la sua carne è stata bene arrostita,
cosa è rimasto qui di lei?
Svanita dentro il nulla,
si è finalmente realizzata?
No, il suo pianto continua,
è un gemere continuo di dolore.
«Non mi separare da me stessa.
Dammi una vita invece, una per me soltanto.
Il mio corpo ed Io: un principio solo.
Io sono identica al mio corpo.
Le tempeste che lo agitano,
i dolori che nuotano nelle sue acque,
tutto mi appartiene!»
Il cielo è muto e muta è la terra.
Anche il vuoto manca in se stesso:
forse nascono altrove lamenti senza eco.
Cerca dentro sé, se stessa
come fosse dentro il proprio corpo,
dentro il corpo della donna.
In foto: “Serpente”, di Caroline Bonarde © 2008
-24.L Giugno 29, 2008
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il tremore sulle dita punta invece l’angolo infilate in bocca,
nella rossa congiuntura alla radice lì tormenta quel sottile
avorio sotto le gengive, stese sopra l’incisivo giallo fumo,
il canino tra cui passa ribattuta tutta la tua estrosità verbale,
qualche sillaba arlecchina nell’ingorgo, schietta, sciolta alla saliva
come un fischio in una canna d’aria bifida, una lingua stretta
messa bene tra due foglie d’erba, in mancanza d’altro
che richiami dalla fuga avanti il cane dietro l’ombra,
sulla pietra spenta con il tacco la residua sigaretta
da “Schemi dell’ombra” Giugno 27, 2008
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22 giugno 2008
La memoria nella stanza è salva tra i lenzuoli
caldi ancora, bene ripiegati sotto le coperte ai bordi,
dove non fa grinze il copriletto, si allineano le scarpe
alla parete, la sedia contro l’anta dell’armadio, tutto
per non far cadere nulla, uscire dai cassetti chiusi
e la finestra, confondersi di nuovo tra gli oggetti.
La maniglia sulla porta trattenuta male dallo spago
cede. Resta disgraziata la ripetizione delle cose,
non c’è più conforto dove non si dubita di niente,
dove si riguarda a turno dalla propria parte e
poco distante, con la misteriosa vanità degli occhi,
accecati dalla luce ancor più grande in cielo: ecco
il mondo qui che ti raggiunge con la sua voglia
di morte e che arriva a te seduto ad aspettarlo
di nascosto s’illumina ai tuoi piedi da quello spiraglio.
-23.L - manuale di tecnica bancaria, o: l’acronimo USB dell’ufficio di scrittura Giugno 25, 2008
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la voce spesso registrata (gli altri passivi) grava sul nominativo,
anche: rilevamento; prestito o licenza, il metodo per prova;
per rischi generici (detti così del credere), diversamente dalle riserve non sciolte,
sono assegnati gli accantonamenti, i non-luogo a procedere oltre,
la parte già negoziata (quindi va cancellata) scompare dal libro,
i versi sciolti: l’utile netto risulta dall’esercizio
non dà moneta sonante la voce al ribasso, fuori mercato il verso, la rima
parte col piede sbagliato il giambo al saldo trocaico, altro che verso bianco:
uno sull’altro gli enjambement attaccati alla cifra da dire; poi finirà la fessura,
l’agile lingua lì che colpisce lontano, come attaccata al palato –
de capite ipso.
-22.L - o: piccolo compendio femminile per il trucco del viso Giugno 24, 2008
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devi dare fondo al fard in altre terre rare se la carnagione è chiara,
le tonalità rosate, il beige e l’albicocca nella vera tinta sotto gli occhi scura,
come tra le ciglia nere di matita attorcigliate a un filo d’emozione
preferisci i toni intensi del mattone, la prugna e la ciliegia;
se sei scura la cannella, se rotonda sulla guancia sfuma punteggiando
dalla tempia, poi da guancia a collo; se sei lunga dall’orecchio al naso,
poi nel quarto alto della fronte, sopra il mento, orizzontale;
lascia a sé lo zigomo o sopra o sotto appena segna il suo colore;
evita però l’azzurro agli occhi, il fondo del turchese visto tante volte
e considerando in altre forme il pianto; devi mettere sui denti
come sulle virgole, sui punti del discorso un’ansia, un fiato buoni a dire
poi le cose, devi averci un po’ di voce infine da truccare al cuore
#5 “One window and eight bars” di Rati Saxena Giugno 22, 2008
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1 comment so far
उसे कोई फरक नहीं पड़ता
यूँ तो
उससे बिछुड़े अर्सा हो गया
फिर भी वह चली आती है
नीन्द की चादर फैला
लेट जाती है
पीठ के बल
बालों को सपनों में बिखरा
अकसर उसके सपने में
एक पौधा होता है
जिसकी जड़ पर लगी दीमक
चढ़ जाती है
मेरी देह पर
अकसर उसके सपने से
बाहर निकल आते ही
मेरी देह से
जड़ नदारत होती है
मैं डरने लगती हूँ
उससे, उसके सपने से
सपने में जागती
अपनी नीन्द से
उसे कोई फरक नहीं पड़ता
वह चली आती है बालों को
सपनों में फैला कर
It does not matter for her
It is almost a long time
since we parted
but she still comes whenever she wants
spreading the sheet of sleep
lies down on the back
scattering hair in dreams
Mostly in her dreams
there is a plant
white ants on its root
crawl on my body
Whenever
I come out of her dream
the roots of my body
disappear
I am afraid
of her, of her dreams
and my sleep
which wakes up
in her dreams
It does matter for her
she comes
scattering her hair in dreams
A lei non importa
Da molto che siamo divise
lei ancora quando vuole viene,
stende il lenzuolo del sonno
si sdraia di schiena
sparge i suoi capelli in sogno.
Nei suoi sogni
c’è una pianta sempre,
le formiche bianche alla radice
risalgono il mio corpo.
Ogni volta
che esco da quel sogno
sparisce la radice del mio corpo.
Ho paura
di lei, dei suoi sogni,
del mio sonno
che si apre nei suoi sogni.
A lei non importa invece,
viene e sparge i suoi capelli in sogno.
*
जब भी वह ड्रम बजाता है
जब भी वह ड्रम उठाता है
समन्दर का पानी
खौल जाता है
उसकी प्रेमिका की पेशानी पर
पसीने की बून्द चमक उठती है
जब भी वह ड्रम पर
चोट करता है
एक बड़ा सा सितारा टूट जाता है
उसकी प्रेमिका की खिड़की का पर्दा
जरा सा उठ जाता है
भड़भड़ा कर निकलने लगते हैं
बजते ड्रम से
उसके पसीने में भीगे दर्द
धरती भूल जाती है रास्ता
उसकी प्रेमिका की छत की मुंडेर पर
एक चिड़िया चुपके से आकर बैठ जाती है
आकाश से पाताल तक
बिखर जाते हैं
उसकी प्रेमिका के घनेरे बाल
नहा उठते हैं दरख्त
मादक गन्ध से
जब भी वह ड्रम बजाता है
When he plays drum
When he takes up the drum
the sea water
starts steaming
and on his beloved brow
and the beads of perspiration
When he beats
on the drum
a big star breaks down
and the curtain of his beloved window flickers
this sweet soaked pain
spray out from the beating drum
the earth forgets the way
on the roof of his beloved
quietly came and sat a little bird
showering from the skies
her hair is spread
and trees bathe
in its sweet perfume
When he plays drum
Quando lui suona il tamburo
Quando lui prende il tamburo
l’acqua a mare evapora
e sulla sua fronte che gli è cara
e le gocce del sudore.
Quando batte sul tamburo
una grande stella spacca e cade,
hanno un fremito le tende alla finestra
che gli è tanto cara
questa dolce pena che lo impregna
sprizza via dal battere il tamburo
la terra si dimentica la strada
sul tetto di colei che ama
è venuto per posarsi un piccolo volatile,
piovendo dal cielo
lei stende i suoi capelli
e bagna in giro tutti gli alberi
nel suo profumo dolce
quando lui suona il tamburo.
*
मैं बात कर रही हूँ
बारूदी सुरंग पर रखी रात
चिथड़े-चिथड़े होने को तैयार है
मैं इंतजार कर रही हूँ
कब धुँआ उठे और
आग कर दे उजाला
इस वक्त मैं बात कर रहीं हूँ
रात को जगाती सुबह
कलैंण्डर में फड़फड़ाते अंक
अंकों में बन्धी चहक
कम्प्यूटर पर आँख गढ़ाये मैं
बात कर रही हूँ
बात कर ली मैंने सभी से
चीटियों की कतारों से
उखड़ी घास से
उन सब से जो
षडयन्त्र कर रहे हैं
मुझे बेदखल करने के लिए
इस जमीन से
अब भी
इतनी बची है कि
मैं बतिया रही हूँ
लगातार..लगातार
अपने आप से
I am talking
Night walked on explosives mines
and is ready to burst into bits
I am waiting for the smoke
and light coming out of fire
right now I am talking
morning is waking up night
figures are fluttering in calendar
twit–twit tied up figures
eyes glued to the screen of the computer
I am talking
I have talked to everyone
to the line of ants
to the blade of grass
to all of them
who are doing a conspiracy
to push me out of this earth
still so much talk remains that
I am talking, endlessly
eternally
To myself
Parlo
Notte passata su mine esplosive
pronta ad essere fatta in pezzi
sto aspettando
che vengano dal fuoco
il fumo e la luce
ora proprio sto parlando
……….
il mattino rianima la notte
figure sbattono le ali ai giorni
twit-twit, figure intrappolate
occhi su schermi di computer
Sto parlando
……….
Ho parlato con chiunque
la fila di formiche
il filo d’erba
a loro, a tutti
quelli che stanno cospirando
per spingermi di fuori, dalla terra
eppure c’è da dire ancora tanto
che io parlo senza fine,
eternamente
……
a me stessa
*
झरती पत्तियों के बीच
जब कभी झरती पत्तियों के बीच
दरख्त विराम पाता है
वह देखता है एक नन्हें पर को
चहकती चौंच को, और
घर बनते तिनकों को
उसका मन थम जाता है
जब कहीं भीषण बरसात में
सड़क नदी पर बही चली जाती है
पानी घरों में घुसपेंठ करने लगता है
एक सूखा तना ढरढरा कर
बन जाता है पुल, तो
बादलों से दोस्ती खत्म नहीं होती है
जब कहीं भीषण सपने से गुजरते हुए
काँट–झंकार से उलझते हुए
अनजानी मुस्कराहट
दोस्ती का हाथ बढ़ाती है, तो
गीत में रंग चढ़ जाता है
मन थकते-थकते
थम जाता है।
In the middle of falling leaves
Whenever in the middle of falling leaves
a tree gets rest
he sees a tiny feather
tweeting beak and
straws changing into nest
his heart calms
When in the heavy rain
roads start flowing on the river
water pierces into houses
a dried trunk of a tree falls down, and
changes into a bridge
the friendship with clouds remains intact
While passing through a strange dream
crossing the way full of thorny bushes
an unknown smile raises the hand of friendship, then
songs get color, and
heart remains fresh
In mezzo a foglie che cadono
Sempre, quando in mezzo a foglie che cadono
l’albero prepara il suo riposo,
vede una piumetta
un becco cinguettante e
fili d’erba diventare nido,
in cuore si fa calmo.
Quando nello scroscio della pioggia
le strade dilavano nel fiume
l’acqua penetra le case
un tronco secco cade
e fa il ponte
non è rotta l’amicizia con le nuvole.
Mentre passi in sogno stranamente
in una via di spine tra i cespugli
un sorriso sconosciuto ti fa segno
d’amicizia e suoni e voci prendono colore
il cuore non si asciuga.
In foto: “Mercante nepalese”, di Sara Russo © 2006
Lettera: Finale Ligure, 18 Giugno 2008 Giugno 21, 2008
Posted by federico federici in lettere, letters, prosa, prose.add a comment
caro *,
ho appena ricevuto i libretti che mi avevi promesso e ti ringrazio per avermi fatto scoprire il cielo di Pistoia sotto cui scrisse Manzini e le altre rarità d’azzurro in Bigongiari. Trovo molto bello e curato anche il formato grande, tipo quaderno, che non avevo ancora visto nella collana delle Streghe.
Ti scrivo per metterti al corrente di due ulteriori progressi nel libro su Nika. Come sai, avevo chiesto alla famiglia una data più precisa per ciascuno dei 14 inediti che sto traducendo dal russo. Mi è stato spiegato che, l’unica certezza, è che la stesura sia posteriore al 1990: da quando Nika andò a vivere lontano da casa non ci fu più modo di mettere ordine nel suo archivio sino alla morte e non era del resto sua abitudine datare i foglietti su cui appuntava i versi. A questo punto, ritengo si possano raccogliere nel libro i testi in due gruppi: quelli antecedenti al 1990 (per i quali la datazione è certa, visto che la mamma o la nonna se ne occupavano personalmente) e quelli posteriori, citando in nota al primo la motivazione.
L’altra cosa, per molti aspetti ancor più rilevante, riguarda la nota biografica. * ha promesso di farmi avere entro 10 giorni uno scritto autorizzato dalla famiglia, visto che, parlando sia con lui che con la nonna, è emerso che molte delle informazioni reperibili in rete risultano prive di fondamento o fortemente distorte. Se sei d’accordo, citeremo allora * come autore della nota, a me spetterà il compito di tradurla e adattarla alle esigenze del libro. Credo si tratti di un passaggio fondamentale per il nostro progetto, al di là del valore poetico dei testi che stanno emergendo, perché riusciremmo, per la prima volta e dopo molto tempo in Italia (e forse non solo), a fissare con certezza qualche dato nella vita di Nika, attraverso le testimonianze dirette della famiglia, stabilendo per lo meno con chiarezza i dati e le fonti. Ciò che più rende inaffidabile la raccolta di informazioni attraverso la rete è che, siano vere o false le cose che vi si trovano, non solo è impossibile distinguere i due casi, ma neppure citare con sicurezza le fonti. Come ben sai, alla luce di quanto mi disse * dopo il primo colloquio telefonico con *, ci sono ancora troppi punti oscuri legati al giorno della sua morte.
Forse anche questo è un modo di rendere giustizia a Nika, o iniziare a farlo.
Ci sentiamo presto
Federico
da “Schemi dell’ombra” Giugno 17, 2008
Posted by federico federici in poesia, poetry, schemi dell'ombra.3 comments
17 giugno 2008
Solo nell’eco dei corsi vuoti, controcorrente calmati dal vento
o passati alla sabbia, soffia più l’ombra, esausta si riavvicina a terra
dov’era caduta, fruscia attraverso le orecchie la piena arsa
nell’ora bella del sole. Come dal sonno penetrano gli occhi,
certi che tutto finisca perdendosi la luce, sgretola l’onda dei fiumi
da questo lato la pietra, quello da dove si ascoltano le cose.
In una sola oscurità le ossa e la polvere tremano dentro la terra,
si disfa sulle radici il mondo degli alberi chini a un peso d’acqua,
evita l’ombra il corpo, porta via i nidi sopra le siepi senza fiatare.
S’apre dai fianchi asciutti questa montagna, nel battito dei suoi silenzi
uscito da una oscurità vuota in cui s’alzi improvvisa la voce,
pare una disabitata stanza dagli anni, in cui si porga da un vaso la rosa.
#4 “One window and eight bars” di Rati Saxena Giugno 16, 2008
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क्या तुम मुझ से बात करोगी?
क्या तुम मुझ से बात करोगी
पहले की तरह ?
अपनी कब्र पर रखे पत्थर को उतार कर
कंकाल पर माँस पहन कर
तुम मुझसे बात करोगी
पहले की तरह ?
उसने पूछा
“कैसे ?”
मैंने कहा
“माँस की बात करते हो
हड्डियाँ गल कर
बन गई हैं बुरादा
जीभ झड़ गई
आवाज आसमान में उड़ गई
“बात तो करो
सब कुछ आ जाएगा
माँस, हड्डियाँ, जीभ
और तो और
आवाज”
मैंने दरख्त की जड़ से जीभ बनाई
पत्तियों से दाँत
घाटियों में घूमती आवाज को पकड़ा
सागरी लहरों से देह बनाई
लो. अब मैं तैयार हूँ,
बतियाने के लिए
अरे अब तुम कहाँ गए ?
Will you talk to me?
Will you talk to me
as before
removing the stone from the grave
wearing the flesh on your bones?
Will you talk to me?
as before,he asked
«How»
I replied
«you talk about flesh
my bones changed into powder
my tongue fell
like a leaf in the bright noon
the sound has flown away to the sky»
«Try talking
everything will come again
flesh, bones and tongue
and sound too»
I made my tongue
cleave to the roots of trees
my teeth were leaves
my ears caught the echo from the valley
The sea wave changed into a body
look
I am ready
to talk
Hey, where are you now?
Tornerai a parlarmi?
Tornerai a parlarmi
come una volta
scoprendo la sepoltura in pietra,
sopra le ossa una veste
la carne come allora?
Tornerai come allora
per parlarmi? – insisteva
«Come fare?» – risposi
«Tu parli di carne
e sono polvere le ossa,
la lingua caduta
una foglia in luce a mezzogiorno,
il suono è scivolato in cielo».
«Prova a parlare
e tutto tornerà come allora
la carne, la lingua, le ossa
e pure poi la voce».
Ho fatto spazio tra le radici
degli alberi alla lingua,
i denti come le foglie,
le orecchie presero alla valle l’eco,
l’onda si fece corpo.
Guardami: sono pronta
di nuovo a parlarti.
Hey,
tu
dove sei finito
ora?
*
मेरे साथ
इस बार भी कुछ ऐसा ही हुआ
उन्होंने मुझ पर छुरी चलाई
तरबूजे की तरह दो फाँकों में बाँट दिया
फिर दो और, दो और
मैं रंक्त रंजित अपने ही रस में
मैंने सोचा
कोई बात नहीं
हवा है सूरज के साथ
मेरे साथ
चाँद है बरगद के साथ मेरे साथ
मेरे साथ
आसमान है चिड़िया के परों के साथ
मेरे साथ
मेरा रस सूखा
तन का
फिर मन का
पड़ी पड़ी
सड़ने लगी माटी पर
कैंचुआ भी था
वही
जहाँ मैँ गिरी
“अपनी जगह अपने आप बनानी होती है
बिना दाँतों के काटते हुए कठोरता को “
मैंने शुक्रिया नहीं कहा कैंचुए को
मुझे मालूम था कि
वह ही है मेरे साथ
With me
This time again it happened
they cut me with a knife
like a watermelon
cut in two, than again two
I am bleeding covered with my own juice
I thought
no problem
wind is there
with sun with me
moon is there
with banyan with me
the whole sky is with me
and the feathers of birds
My juice dried up
first body
then heart
On the earth
I started decaying
earthworm was also there
where I fall
«everyone has to make his place
by cutting the hardness without teeth»
I did not thank the earthworm
as I knew
he IS the one with me.
Con me
È successo un’altra volta che
mi hanno tagliata col coltello in parti,
prima in due come un’anguria
poi divisa in quattro e poi ciascuna parte
in due, via via lasciando sanguinare
i pezzi, coperta dai miei succhi.
Credevo
non sarebbe mai successo nulla invece.
Il vento ed era là con me anche il sole
e poi la luna insieme al fico, a me,
e tutto il firmamento e
le piume degli uccelli.
Si è asciugato il succo
dal corpo prima,
poi nel cuore.
Sulla terra iniziai a disfarmi
anche il verme era con me dove giacevo
«ognuno deve farsi posto
e fa a pezzi ciò che è duro senza denti».
Non dissi grazie al verme
sapendo che era il solo insieme a me.
*
पीठ पर अन्देशा
लपक कर गले मिलना
आता है
सिर्फ आदमी को
पंछियों की तरह चोंच से चोंच भिड़ाए बिना
जानवरों की तरह पंजे लड़ाए बिना
फिर भी केवल आदमी है जो
बेहद सतर्क रहता है
गले मिलते हुए
क्यों कि हर बार
पीठ पर
छुरी का अन्देशा रहता है
Fear on the back
Only man knows
how to embrace with eagerness
like birds without touching beaks
without hurting claws
like animals
like bird
But only man
becomes careful
while hugging even
as every time he feared
a knife on his back
Paura alle spalle
Soltanto l’uomo
sa abbracciare con ardore
come uccelli che non sfiorino
quei becchi, quegli artigli da ferirsi
come gli animali
e come l’uccello.
Ma solamente l’uomo
fa attenzione mentre abbraccia
come se temesse
ogni volta nella schiena
un coltello.
In foto: “Bambine nepalesi”, di Sara Russo © 2006
Renáta Vargová XXVII - XXVIII Giugno 14, 2008
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XXVII.
The scheme of a leaf
in the palms of hands
tells the fortune of Autumn.
We all keep instead
silently sleeping long
before we come to a shape,
broken into the same mist
follow on to the dark
whispering inside dense wooded
spaces, green holes, splitting roots
between two hands so small.
The wind rests.
Still words never end so much
to the ear of God.
*
Lo schema di foglia
in un palmo di mani
dice un destino d’Autunno.
Noi duriamo invece
a lungo al sonno prima
di raggiungere una forma,
rotti nella stessa nebbia
seguiamo verso il buio bisbiglianti
in spazi fitti d’alberi e buchi verdi,
dividendoci tra due
così piccole mani le radici.
Si ferma il vento.
Quiete
le parole non s’alzano mai tanto
all’orecchio in Dio.
XXVIII.
We’re all only passing through
anxiously dragging the weight
of ash along, raised at paces
far on the way from home
not sure yet where to go.
Good shoes to walk
hit scattered stones
kick down rows of fire sticks,
thick garlands of votive thorns –
the ache of faith is dumb,
the world thus half-impenetrable.
And you are also dumb:
you hit the tongue
on an arch of teeth.
*
Siamo tutti solo di passaggio
trascinando il peso all’ansia
della polvere che s’alza al passo
sulla via di casa ormai lontani
sulla meta ancora incerti.
Scarpe scelte a quel cammino
scacciano le pietre sparse in terra
schiacciano gli stecchi buoni per il fuoco,
le ghirlande, i voti delle spine –
il dolore della fede è muto,
metà impenetrabile quel mondo.
E anche tu sei muto
batti con la lingua sopra
un arco di denti.
Extra Password XXXII Giugno 13, 2008
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1 comment so far
XXXII. moonlit last picnic
heaps of garbage and rubbles scud
drifting downstream, driven by calm
heat-blows of an engine, boulders lining up
on barren banks, blankets spread across the scrub
pushing few last branches aside, sloping clearings
where the moon appears as an ashen face
through the fierce currents of exhaust pipes
or between two plastic bags in car oil puddles
edged by acid food scraps, where on all fours
a dog comes up and sits beside me and licks
there I recall the straight cross-point of forgetfulness,
I slowly raise my dark dismally pupils and stare
past the hanged on rear-view glass
da “Schemi dell’ombra” Giugno 12, 2008
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10 giugno 2008
Questa carne intorno al corpo, forse la tua immagine
o la somiglianza sino in fondo esigua all’ideale di te stesso,
è tuo corpo, l’altra opera di te che si avvicina a vivere
da una distanza, quella in cui dai forma alla parola,
al tenero bisbiglio d’alfabeto che riguarda il mondo,
dove esci al fiato della storia che l’annichilisce presto,
a un reticolo di voci e gesti avanzati più per discendenza
d’ombra e da qui alla fine ben tracciati sull’enigma,
che raccoglie tutte le domande, la sostanza tutta
in un unico dolore che appartiene al corpo.
Lettera: Finale Ligure, 9 Maggio 2008 Giugno 11, 2008
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caro *,
quanto alla vicenda della tua lettera di presentazione rigettata a quel modo dalla rivista, confesso, forse un po’ ingenuamente, che mi aspettavo un esito simile, non per sfiducia nelle tue argomentazioni, ma per aver cercato subito un interlocutore con troppa franchezza. Anche ai tavoli di un bar, del resto, si rischia lo stesso con una donna, semplicemente alzandosi dallo sgabello e avvicinandola con gentilezza, se prima non si è fatta conoscenza con lo sguardo, non la si è giustamente interrogata sulle sue intenzioni. La cosa altrimenti sembrerebbe già troppo seria per essere accettabile.
Rimane semmai il rammarico di non poter rimediare nulla ancora – o poco – solo con il proprio puro entusiasmo, in questo caso come in altri.
Chi scrive quelle interviste, invece, non dà molto conto a chi legge e spesso costruisce solo quella parte che gli spetta in quanto personaggio, nella quale si contorce poi istintivamente, scegliendo gli interlocutori e le domande, preparando i sorrisi e le risposte. Tutto si riduce a un po’ di rumore in più, con troppe pretese – date e subite aggressioni anche i discorsi a volte.
Come sono invece rari a questo mondo gli incontri! Forse ci si occupa troppo della propria solitudine per questo.
Non voglio neppure rincuorarti come si dovrebbe secondo circostanza: non si deve cedere tra noi a quegli automatismi che ci siamo imposti di evitare, per trovare una salvezza in rapporti autentici.
Le tue impressioni di lettura su L’opera racchiusa mi danno fiducia, perché insistono particolarmente sull’immagine di fissità oltre lo scorrere di un fiume e in questa immagine ritorno a quello che notò nei versi * già l’estate scorsa.
Dunque, qualcosa resta davvero “scritto” a parole.
Può sembrare sorprendente questa affermazione, ma nell’imprimere identità – la propria – o nel lasciare le parole attraversarla, ci si chiude poco a poco al senso ed apre al canto, alla sua figura, felicissimi per una lingua ritrovata imponderabile. Se poi letture diverse concordano su uno stesso punto inequivocabilmente, vuole dire che ci sono state cose tanto fini o non sapute sino in fondo, perché in calcolati movimenti si potesse trasformarle in altro o trattenerle prima.
Queste circostanze, e altre che potrebbero sembrare anche più marginali, mi restituiscono invece la possibilità di scrivere ancora, quand’anche la necessità non sia mai stata incerta.
Aspetto tue notizie, presto, e di sapere se andrai a Parma almeno quest’anno.
Un caro abbraccio.
Federico
(three) short haired portraits Giugno 10, 2008
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da “Schemi dell’ombra” Giugno 10, 2008
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9 giugno 2008
Vive e morte insieme sono le cose
in un atto solamente, date nel visibile degli occhi,
identiche alla luce intermittente del fanale
sopra l’acqua, nella oscurità che completa il cielo.
È di questo che si riempiono fessure e tagli,
di riflessi. La luce altera il mondo, disabita gli strappi
in superficie, le lacerazioni, i nitidi contorni molto lunghi
dove scivola la mano, gli antri, le perforazioni agli occhi
e le altre dove stringono le fibre e i nervi, si sollevano grandissimi
silenzi, resiste l’atto a compiersi: la mano spinge l’altra
mano, scopre il vuoto sfregando sulla fronte la memoria,
pulendosi dal viso i fili d’acqua, dà lo spazio ad altre morti.
I, in Udaipur - Rati Saxena Giugno 8, 2008
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जंगली दोस्ती
काले भयानक जंगल में
काँटों के झाड़ पर
एक खूबसूरत सपना
खिलता है
उस सपने पर
मुस्कुराती है नीन्द
नीन्द की गोद में
तैरती तमाम किश्तियों में
सैर करती है खुशबू, जो
जंगल सी भयानक होती है
काले भयानक जंगल में
खिलते हैं दिन
दरख्तों की फुनगियों पर
बुझ जाती है रोशनियाँ
जड़ों तक आते-आते
तब अंधेरे के समन्दर में
जल जन्तुओं की जलती आँखें
मशाल बन रास्ता दिखा देती हैं
रोशनी की दुनिया का
काले भयानक जंगल में
एक नन्हा पौधा दबे पाँव आता है
अपनी उपस्थिति दर्ज किए बिना
अजगर सा फैल जाता है
उसी फैलाव पर
जनमती हैं मेरी आशाएँ
बदल जाती हैं भयानक जंगल में
Wild friendship
In the dark fearful jungle
atop the thorns
a beautiful dream blossoms.
A sweet sleep smiles
on that dream.
In the lap of sleep
on the floating boats
travel sweet smells.
The smell of sleep is
wild as a jungle.
In the dark fearful jungle
the day blossoms on the tree tops
snuffed are the rays before roots are touched
then in the sea of darkness
bright eyes of the water creatures
lead the way to the world of light.
In the dark fearful jungle
quietly comes a little plant
without any seeming presence
suddenly spreading python–like
and on that growth is born my hope
which turn into a fearful jungle
Amicizia selvatica
Nella giungla
in quella oscurità tremenda
sulle spine rifiorisce
la bellezza in sogno.
Un tenero sonno
le sorride
in grembo e
su barche galleggianti
gli odori dolci di quel viaggio.
L’odore del sonno è
selvatico come una giungla.
Nella sua tremenda oscurità
il giorno sboccia sulle cime agli alberi,
si spengono già prima i raggi
di toccare le radici
in quel mare di tenebra
gli occhi chiari di creature d’acqua
fanno strada a un mondo di luce.
Nella giungla
in quella oscurità tremenda
viene su beata una piantina,
invisibile dapprima, dopo tutta insieme
come fa il pitone all’improvviso che si allunga,
la sua crescita dà vita alla speranza
in forma di una giungla spaventosa.
*
उदयपुर में हूँ
I, in Udaipur
Io, in Udaipur
उस दरख्त के किनारे
वह जो मन्दिर है
जिसमें ढ़ेर से देवी देवता हैं,
घंटे घड़ियाल हैं
प्रसाद की चाह में खड़ी गाय
पूँछ से मक्खियाँ भिनभिनाती रहती है
उसी के सामने लहरा रही है वह झील
झील, जो मेरे जनम से पहले थी
झील, जो मेरी मौत के बाद भी रहेगी
झील, जो मेरे जिगर में जमी है
झील, जो लगातार पिघलती रहती है
बून्द-बून्द समा गयी है वह मुझ में
मैं , जो कभी झील के किनारे का दरख्त थी
जिस के तने से ढोर डंगर पीठ रगड़ा करते थे
तना घिसते -घिसते जल राशी में समा गया
तभी से स्वप्न में भी तैरती उतरती हूँ
मैं,जो झील में तैरता लट्ठ थी
तैरते बच्चे उसे उठाते फिर दूर तक फैंक देते
ज्यों ही पास आती, कुछ और दूर फैंक दी जाती
आज तक बार–बार फैंकी जा रही हूँ
कुछ और पास आने को
वह झील में हूँ और मैं वह झील
बस एक जनम का ही सम्बन्ध है
मैं उदयपुर में हूँ.
By that tree, that temple –
thick with gods, drums and bells.
longing for an offering, a cow waits –
with fly–flickering tail.
And beside this, that dancing Lake.
the Lake that was – before my birth
the Lake that will remain after me
the Lake that is frozen in my heart –
the Lake that melts drop by drop by drop
and immersed, emerges in me.
I was a tree by this Lake and when the cattle
rubbed and rubbed their backs on my bark,
erased, I fell into the Lake.
I swam in my dreams
and I was the flotsam on the Lake
some kid picked up and tossed.
back I veered (again), out I was flung (again),
and thus flung, again, again, to return
each time nearer.
I am in that lake and I am the Lake.
in this life.
I, in Udaipur.
Accanto a quell’albero, il tempio
– carico di campane, divinità e tamburi –
in attesa di un’offerta, una mucca aspetta,
la coda spazza via le mosche
e accanto a questo, il Lago e la sua danza
il Lago che c’era prima che nascessi
il Lago che sarà dopo di me
il Lago che si gela nel mio cuore
il Lago che scioglie goccia
da goccia e immerso affiora in me.
Ero albero di questo Lago e piano il bestiame
sfregandosi la schiena alla corteccia
un giorno me la tolse e caddi dentro il Lago
nei miei sogni a nuoto
divenni il relitto sul Lago
che qualche bambino afferrava
gettandolo lontano.
Da me sola viravo e di nuovo afferrata,
di nuovo scagliata, ogni volta tornavo
a poco, a poco vicina.
Stando in quel lago, io sono il Lago
in questa vita
in Udaipur, io.
*
शायद इसी पेड़ से फल बन
मैं टपक पड़ी थी झील में
उस तोते ने लम्बी उड़ान भरी
और उठा लिया
बड़ा स्वाद लेकर चबाया था मुझे
आज भी याद है मुझे उसकी चौंच की रगड़
उसकी जीभ का सहलाना,
या फिर उस रंग महल की नर्तकी के
घुंघरुओं से टपका एक घुंघरु थी मैं
अब भी कोई घुँघरु
लगातार मुझमें बजता रहता है
मेरी जीभ एक आँसू चुभलाती रहती है
उस जालीदार झरोखे से
कोई बाहर आने को तरसता है
And then I may have been a fruit on the tree by the Lake.
Plop! I fell and a parrot dived low to catch me.
then how, oh with what relish, he chewed me.
I remember … that rough beak, that consoling tongue.
and I may have been a bell lost
from the anklet of the Lake–Palace dancer.
some anklet tinkles in me today like
the taste of a teardrop tossing on my tongue.
someone in me, ever–thirsty to step out of the veil.
Allora sono forse stata anche un frutto sull’albero del Lago.
Plop! Caduta. Mi afferrò in picchiata un pappagallo.
E con che piacere e come ha saputo masticarmi bene!
Ricordo quel suo becco ruvido, la lingua una consolazione.
E sono forse stata un campanello caduto alla caviglia
della ballerina che abita le stanze al Lago.
Oggi in me quel tintinnio ritorna
come il gusto di una lacrima scagliata sulla lingua.
Qualcuno in me che ha sete di sciogliersi dal velo.
*
इस झील के किनारे
किसी सरकारी बाबू के घर मे
चौथी बेटी जनमी थी
न थाली बजी
न सोहर गवीं
एक सन्नाटा छा गया
झील में एक तूफान आया
समुद्र तक ज्वार चला आया
चोथी बेटी के दिल नहीं होता है
उसका कोई अपना नहीं होता है
चौथी बेटी उदयपुर की झील है
उसकी आँखें लहराती रहती हैं
चौथी बेटी राजनर्तकी का घुँघरू है
बिन–बात खिलखिला उठती है
आज यही चौथी बेटी
झील के किनारे खड़ी है
अपने पुनर्जन्मों को चुभलाती हुई…
At the shore of this Lake
in some middle–class family,
a fourth daughter, born.
No applause –
No drumbeat –
Only the shadow of a silence.
A storm brewed on the Lake
And the tide went out to sea.
A fourth daughter has no heart.
There’s no one she calls her own.
A fourth daughter
Is like the Udaipur Lake, eyes always dancing
Is the anklet of the Lake Palace dancer, tinkle–laughing without a reason.
Today by the Lake
this fourth daughter muses
over her past lives.
In riva a questo Lago,
a una casa della classe media
una figlia è nata, quarta.
Nessun applauso.
Nessun rullo di tamburo.
Solo un’ombra di silenzio.
Si raccolse sopra il Lago una tempesta,
traboccò anche la marea.
Una quarta figlia non ha cuore,
non uno che chiami il proprio.
Una quarta figlia
come il Lago di Udaipur
occhi persi sempre in una danza,
come le caviglie della ballerina che abita le stanze
sempre tintinnante senza una ragione e ride.
Oggi qui sul Lago
questa quarta figlia guarda
nel passato le sue vite.
*
बेटी होने मात्र से
अपने कर्तव्यों से बरी हो गई मैं?
चुल्लू भर पित्रांजलि देने भर की भी
हकदारनी नहीं रही मैं?
गोया बेटी नहीं, झरबेरी का बेर हूँ
झट से झर पड़ी
काँटों से छिद गई मैं?
गोया बेटी नहीं, करोन्दे की झाड़ हूँ
खट्टी –पकी यादें हूँ
गोया बेटी नहीं
खाली झील हूँ
सागरी झील हूँ
A woman, have I
nothing to offer
my ancestors?
no rights to sacred drops have?
Not a daughter
but a sour berry?
not on a stem
but on a prickly bush?
Not a daughter but a wild berry
tart memories
not a daughter
not the sweet Lake
but
brackish water
Che cosa posso offrire agli antenati,
io che sono donna? nulla?
non ho diritti sulle sacre gocce?
Non una figlia dunque
solo una bacca acerba?
Neppure su uno stelo
ma in un rovo di spine?
Non una figlia
ma come una bacca selvatica
aspra memoria e
non una figlia
non il dolce Lago
ma acqua salata.
da “Schemi dell’ombra” Giugno 4, 2008
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Lugano, 1 giugno 2008
La carne toccata molto prima di morire.
Il nome saputo allora solamente
pronunciare per salvarsi. È qui, è viva
la sottile forma di domani, l’altro vuoto
dentro la figura, l’opera dei giorni risplendente,
che li scava nella luce, ripetuti, piano
sviscera la maschera curata con memoria,
ribadisce misteriosa e certa
la mortalità dagli occhi.
Ogni cosa sta nel nome
nel deserto dove l’attendiamo
a pronunciarla sulla scena
muta, viva da una terra dura
di taciute ossa, vigilate con la mano
tra più fitti graffi in viso, disfacendosi
nell’erba, negli invasi carichi di foglie
dove intrecciano radici e unghie
nidi con le ossa.
Lettera: Finale Ligure, 4 Gennaio 2007 Giugno 2, 2008
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Penso che L’esilio, L’opera non scritta o mal-tradotta, tutte le altre cose insieme di cui si è parlato a tratti e che ancora non esistono, siano belle e forti.
Non si possono toccare i versi senza averli scritti. Non posso nulla io nei tuoi, innanzi tutto. Ciascuno è solo con il proprio testo, come sempre dentro il corpo: non c’è mai l’identità, se non per un’alta aspirazione ad essa, che può sostener la vita.
Il plurale impone questo: la distanza.
In dimore confinanti in una stessa terra, in una città fatta di case, si abita il confine incerto.
Con questa parola, come con il corpo, devi fare i conti: l’ansia spinge una dolorosa perfezione, sempre insoddisfatta in sé. Non ci è data intanto una migliore scelta e difficile di più è scoprirsi ora in profondità, se si sa qualcosa. Meglio, molto meglio se slegati, privi d’ogni cognizione, primi allora alla scoperta.
Anche legarsi ai luoghi, ai tempi, usare la parola a questi intrecci più non vale. Sulla pietra il fiume, nel suo corso va per tentativi o punti, lascia un segno nell’umidità e non di più. Sia per noi lo stesso: liberarsi in quel momento, trattenerne solo l’intenzione, ritornare nudi nelle mani alla voce assorta, salvi nelle pure sacralità che ci costruiscono, sopra l’estinzione delle parole, nell’indecisione dei silenzi.
In altri momenti neppure temo i residui d’ombra, l’illeggibile splendore del riflusso. Saranno poi tanto oscuri i fatti? Muovo tutte insieme cose a liberarli: sono allora dita i versi, sono stanze i corpi, hanno un movimento che le riempie, una luce le accompagna.
Vivi d’una felicità incompresa. Piena.
Federico
da “Schemi dell’ombra” Maggio 29, 2008
Posted by federico federici in poesia, poetry, schemi dell'ombra.1 comment so far
24 maggio 2008
Non per un qualsiasi vuoto d’aria
la sbilenca estremità del ramo
cade a fondo, ma per indicarne il punto
non riflesso dove s’è inghiottita
nera, dura, capovolta prima del frastuono
d’acqua nelle secche vertebre del fiume,
dove langue come una pietra o l’altra
questa luna.
L’acqua disunita con un sasso si separa.
Dissimula il silenzio la parola chiusa
in una linea d’aria, piaga aperta
dove arriva a pronunciarsi il fiato,
tra la fine moltitudine di ossa
che rivive in corpo, sottopelle,
prima che ai tumulti della voce
tremi tutto scosso e capovolto
in cuore.
da “Schemi dell’ombra” Maggio 27, 2008
Posted by federico federici in poesia, poetry, schemi dell'ombra.add a comment
per morire
a te serve un corpo
?cosa serve a questa mano
per commisurare l’ombra
ricoprirla tutta da una parte
dove perde anche la propria,
quasi più mortale, dove a tutto
sottostà la scura mappa di quei nomi
propri in uno schema d’unghie
e terra tra le frange degli occhi,
trattenuti in un sussurro, un filo
alla memoria, occultati e vicini
e tra i vivi dove forse anche tu
ritornerai dal centro, scuro,
annodandoti in centimetri
di nervi, fiori, e radici nei capelli e
tra labirinti finalmente aperti, tremando,
in-vertebrato tra regioni fitte d’aria.
Vedi, solo in fondo al loro nome
dove non le puoi toccare, ancora
queste cose, le cose sono poi divise.
Lettera: Finale Ligure, 7 Maggio 2008 Maggio 26, 2008
Posted by federico federici in lettere, letters, prosa, prose.2 comments
caro *,
il punto non è avere o non avere “un corpo”, il punto è essere quel “corpo”. Poi, ci sono “fisicità volatili” altrettanto intense, non eterne, ma meravigliose almeno, fenomeni che danno corpo al tempo e al pensiero. Ciò che li rende aridi semmai non è in sé quella natura troppo astratta, ma come vi si giunge, per tentativi o modificazioni, per via di automatismi in traduzione. Nulla – sembra – di quel che è noto può nascere in origine in quella forma, ma vi deve essere per forza ritradotto: una stirpe colorata di fotoni, gli intervalli lunghi o brevi non secondo la pronuncia, incantati dall’arcobaleno della voce senza canto, solo “zero ed uno”. Una cosa non più “letta” e mai “ascoltata” prima, come in una lingua morta o sconosciuta: si può immaginare che sia esistita già da qualche parte o che sopravviva.
Trovo un’alta vocazione nelle viscere al silicio dentro un processore, nella sua trasparenza elettrica, ermetica, dove elabora algoritmi senza volontà, in un ciclo teso, sotto un cielo carico di stelle, nella tenda di un pastore nomade dell’Asia – come un corpo elabora al secondo i suoi processi senza alcun controllo. A volte penso che potrebbe destinarsi a questo anche il domani della civiltà: tra i frantumi, le macerie organiche del mondo, sopravviverebbe spento solamente un server, nell’identità stampata e circoscritta delle sue sinapsi – questa immagine riporta, non so come, alla mente il maggio del ‘45 in tutta Europa. Al ripristino, dalle fibre cariche di luce sgorgherebbe un’onda, un codice irradiato a mente fredda, come l’acqua in corso da una pietra rotta sopra il sonno.
Perché sia davvero l’ultima, la fine deve prima liquidare la memoria, né restare scritto in qualche modo cosa termina.
Le figure d’erba divorata al vento e le sue radici che si afferrano alla strada, tra i vapori gialli del tramonto: vedi, sempre alla bellezza piace mettere alla morte un volto.
Federico
Mountain nights - Rati Saxena Maggio 24, 2008
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कल रात
सपना था
और
तुम थे
तुम थे
बस
तुम थे
तो मैं कहाँ थी?
Last night
there was a dream
and
In the dream – You
You
you
and
Only you
where was I?
La notte scorsa
un sogno
e
in quel sogno – Tu
Tu
tu
e
nessun altro
io dov’ero?
*
तुम्हारे आने से पहले
याद थे कुछ नाम मुझे
जैसे पहाड़, नदी, तालाब और झरना
तुमने दोस्ती करवा दी
पहाड़ों पर डेरा लगाए
बर्फीले अंधड़ से
नदी पर उठते तूफानों से
तालाब में नन्हीं लौलों से
झरने के गीतों से
और
अपने आप से
मुझे तो तुम से दोस्ती करनी थी?
Before your arrival
I knew some names
mountain, river, lake, waterfall
You introduced me to
tents of snow camping on the mountains
storms rising in the rivers
The tiniest waves of a lake
singing waterfalls
and
to myself
but it was you I wanted to be friends with!
Prima che arrivassi tu
era solo un nome
la montagna, il lago, la cascata, il fiume.
Tu mi hai reso parte
dei rifugi nella neve in mezzo ai monti
le tempeste che agitano i fiumi
le minute onde sopra i laghi
il canto dentro le cascate
e
di me stessa
era tua invece l’amicizia che cercavo!
*
कल रात
केंचुए रास्ता भूल
घुस गए साँप के बिल में
सांपों को जगह नहीं मिली तो
समंदर में बवाल मचाया
नही ,
मछलियों को कुछ नहीं हुआ
वे बनी रही समंदर में
जाने क्या खोजती सी
तैरना भूल लगभग
खदबदाती जमी को
न आसमान ने पुचकारा
न समंदर ने
कल रात मैंने
दरख्त पर रात गुजारी
Last night
earthworms lost their way
and crept into snake pits.
Finding no room, snakes
created a stir in the sea.
No, no,
nothing happened to the fish.
They stayed in the sea,
and as if looking for – for what –
almost forgetting to swim.
No one called the gurgling earth.
neither the sky
nor the sea.
I stayed up last night
on the tree.
La notte scorsa
i lombrichi hanno perso la strada di casa
si sono infilati in buche di serpi.
Non trovando più posto
le serpi hanno messo in subbuglio il mare.
No, non temere
nulla è accaduto ai pesci.
Sono rimaste in acqua
come in cerca di qualcosa
quasi senza nemmeno nuotare.
Nessuno ha chiamato
la terra che gorgoglia
o il cielo
o il mare.
Sono rimasta io
sveglia su un albero
la notte scorsa.
*
कल रात
आसमान करीब था
इतना कि ढ़क कर
गुजार लूँ रात
पहाड़ भी बैठा रहा
पैताने
जलाए हुए चुरुट
समन्दर तलवे
सहलाता रहा
बस मैं नही थी
वहाँ
भटक रही थी शायद
जंगली जानवरों के बीच
Last night
the sky was so close
that I could cover myself.
The mountain too, sat,
smoking.
The sea kept
caressing my feet.
only I was not there.
maybe I was roaming
with wild animals.
L’altra notte
era tanto vicino il cielo
che potevo farne una coperta.
Anche la montagna, seduta,
in un po’ di fumo.
Il mare mi accarezzava i piedi,
solo, io non ero là,
forse dietro gli animali
come loro selvatica.
*
वे कहते हैं कि
उनकी राते पहाड़ हैं
पर मेरी तो
उथला पोखर ही
फिर भी
रात जगती है
मेरी आँखों में
He says
his nights are like mountains.
mine were like
sluggish water.
yet
The night stayed awake
in my eyes.
Dice
che le sue notti sono montagne.
Le mie non erano
che acque lente.
Eppure
stava nei miei occhi accesa
la notte.











