weißes werk

n.32 (dal Pelvo d’Elva)

Coi soli fischi degli uccelli a crivellare a tratti l’aria fresca, mi sento finalmente Uomo nel giardino dell’Universo e godo in libertà di quello slancio, che malamente nominiamo nell’animale verso, nell’uomo canto.
La luce pone un unico confine tra la cornice in pietra della casa e la parete del versante più lontano. L’erba estiva ormai è arida, gli alpeggi vuoti, i capanni abbandonati. Persino l’angelo radioso del pilone china il capo. La brina riempie i prati di reliquie: insetti, fiori, o altre vite in punto di finire Read the rest of this entry »

n.31 arbeit macht frei

Il sarto ha preso le misure una volta sola e per tutti. Magri o grassi, sembriamo solo ammaestrati, disperati o goffi negli abiti indossati già da altri, sformati o stretti. Eppure ugualmente sconsolati sono i gesti, ripetuti senza un’invenzione o un guizzo, induriti dai legami. Gli occhi sono asole scucite, circoscritte al vuoto e Read the rest of this entry »

n.30

Chi dice che la parola debba sempre svelare e mai nascondere è chi crede di sapere, proprio in virtù di quella parola, ciò che essa non gli potrà mai dire, né insegnare.

n.29 (pensiero sull’omicidio Pasolini e la fucilazione di Lorca)

Se sei accanto a un poeta, non te ne accorgi per le parole che dice sovrastando gli altri, ma per il silenzio con cui accoglie quelle che gli scagliano contro e per il modo in cui non para il colpo, lasciandolo affondare nella sua anima immortale. Lo sguardo incontra di rado le bocche, che mirano a caso. Non è disarmato, ma è come avesse una sola possibilità per sempre, un’ultima parola da tenere per sé, tra le pagine, chiusa, da rivolgere al petto in saluto alla morte.

28 Agosto 2014, Appunti da una gita sull’Appennino

Cara *,
nel fuori campo di Bergman, ho scoperto un’altra ossessione, un suono nuovo, che d’ora in poi me lo farà per sempre ricordare, come in Fellini il vento: la sirena di una nave al porto, quando attracca o salpa.
Per le stesse ragioni, credo, il fischio del treno, un attimo prima di entrare in galleria (o uscirne), quel pianto di nascita o scomparsa nella dissolvenza di una montagna, Read the rest of this entry »

Four Movements (take 2)


Draft recorded on 17th July 2014

n.28

Spesso riscrivo intere parti di una lettera già spedita e recapitata, o alla quale ho ricevuto già risposta. Le riscrivo senza una ragione, senza ritornare al mio interlocutore e non so mai se sia per l’abitudine a trasformare i testi, o per cercare una diversa via di fuga.
Lo stesso dicasi delle pagine di un diario, in cui annoto, più o meno accuratamente, i fatti – che poi sono quasi sempre solo dei pensieri.

n.27

Farsi scudo con il palmo della mano per accende un fiammifero nel vento e farsi luce attraverso un passaggio buio: la scrittura di un solo verso è questo.
La scintilla nasce dall’attrito, non va custodita, ma trasmessa.

n.26

Certa prosa (o certa poesia) imbarbarisce, perché chi la scrive cerca solo gli occhi di un lettore. Non che nel testo accadano cose più grandi di entrambi e tali da sopraffarli e indurli a solidarietà spontanea. Al contrario, nessuno è mai troppo distratto dalla propria vita e dona alla parola un alibi per essa.
In questa farsa, il testo non prende mai una piega, come se possedesse il cuore di chi legge offrendosi da specchio.

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